1 Dicembre #WorldAIDSDay, l’appello: “abbattiamo quel muro del silenzio”

Domenica 1 dicembre è stata la giornata mondiale dedicata alla lotta contro l’AIDS:  il #WorldAIDSDay.

Questa giornata è stata scelta per ricordare che l’Aids è un problema che tutt’oggi è presente e colpisce molte più persone di quanto noi crediamo. Certo la scienza ha fatto molti passi in avanti per quanto riguarda le cure, ma c’è ancora bisogno di ricerca e prevenzione.

L’AIDS, Acquired Immune Deficiency Syndrome da qui l’acronimo, cioè sindrome da immunodeficienza acquisita è una malattia del sistema immunitario umano causata dal virus  dell’immunodeficienza (HIV). Questa malattia indebolisce il sistema immunitario rendendo il soggetto più vulnerabile e quindi più a rischio di contrarre una qualsiasi infezione che il corpo fa fatica poi a combattere.

I DATI

I dati dell’I.S.S. Istituto Superiore della Sanità indicano che nel 2018 sono state riportate in Italia 2.847 nuove diagnosi di infezione da Hiv, pari a 4,7 nuovi casi per 100.000 residenti. L’incidenza più alta di infezione è stata osservata tra le persone di 25-29 anni. E in generale, gli uomini costituiscono la stragrande maggioranza delle persone che hanno scoperto di essere HIV positive nel 2018.

I nuovi casi di HIV secondo il Ministero Della Salute.

 

L’AIDS è sempre stato associato al mondo omosessuale: questa malattia è stata scoperta in America nel 1981 poichè 5 uomini omosessuali lamentavano strani sintomi. La stampa allora cercò di limitare la diffusione di questa malattia solo a determinate condizioni di vita, tra cui eroinomani o prostitute.

Oggi si è capito che L’HIV può colpire chiunque, infatti sono 3 i principali modi di trasmissione del virus.

La causa principale è il sesso non protetto, la trasmissione del virus avviene poi a contatto con il sangue infetto oppure in modo verticale, cioè tra madre e figlio.

L’informazione è fondamentale. Ci sono ad oggi molti gruppi di sostegno per le persone malate perchè non è semplice affrontare questa malattia da soli. Le associazioni sostengono il malato nell’accesso ai servizi per le cure, nell’assistenza legale e nella creazione di campagne sociali che possano far riflettere su questa malattia.

Il primo passo dunque è una diagnosi precoce, si è infatti scoperto che per chi inizia le terapie antiretrovirali (ed esse risultano efficaci) la percentuale di trasmissione del virus è bassissima. E’ perciò importante, in caso di dubbio, il test dell’HIV per garantire diagnosi precoci e far sì che le persone sieropositive inizino il trattamento tempestivamente. Non facendo il test chi è malato non sa di esserlo, di conseguenza non si cura a discapito della propria salute e di quella altrui perché inconsapevolmente può trasmettere l’infezione al partner attraverso rapporti sessuali non protetti.

Molti i punti di incontro ieri nelle varie piazze italiane ed in alcune stazioni, tra cui Napoli, dove c’era una grande distribuzione di preservativi, perchè il sesso non protetto è il maggior colpevole di malattie sessualmente trasmissibili.

Winnie Byanyima, direttrice esecutiva UNAIDS (nazioni unite contro l’AIDS) in occasione della giornata mondiale dell’AIDS ha ringraziato tutti gli attivisti e le comunità nella lotta contro l’HIV e ha ricordato e onorato tutti coloro che abbiamo perso lungo la strada. “Gli attivisti hanno sfidato il silenzio e portato servizi salvavita nelle loro comunità. Ma i loro innumerevoli contributi non potranno mai sostituire la responsabilità dei governi” ha poi affermato.

Questa malattia riguarda tutti e ad oggi non ci sono cure per guarire definitivamente.

Bisogna abbattere quel muro di “paura” che getta le radici sull’ignoranza e insistere sulla prevenzione e l’informazione.

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