Napoli, che il 2015 inizi con meno violenza

L’inizio del nuovo anno è sempre un momento di bilanci e nuovi propositi. Un momento in cui riflettere su quel che di buono si è fatto e su cosa possa migliorare. Può e deve, quindi, essere un momento per comprendere quali siano i talloni d’Achille di una città come Napoli. Napoli la città bella e dannata, che affascina, ma è temuta, che innamora, ma è odiata. Napoli la città dalle mille potenzialità, animata però, da innumerevoli contraddizioni. «Il presepe è bello, sono i pastori che non sono buoni», una frase questa, che spesso si ascolta, quando si parla di Napoli. Ma cosa c’è che non va nella città di Partenope? Cos’è che non funziona? Non vuole questo essere il luogo per discutere di tutti i problemi che attanagliano la città, degli errori amministrativi e politici. Vuole essere, però, un momento di riflessione su un problema che da sempre abita questo luogo, la violenza. Una violenza, che si manifesta, sotto diverse forme, violenza ferrata, microcriminale, violenza spietata, violenza brutale.

Sono troppi gli episodi di violenza che si manifestano per le strade, che si leggono sui giornali, che spaventano i cittadini e, troppo spesso, anche i turisti. Scippi, rapine, accoltellamenti, sparatorie e risse sembrano essere diventati argomenti all’ordine del giorno per Napoli. Senza andare troppo indietro nel tempo e senza elencare tutti gli episodi di violenza avvenuti, durante il 2014, basta guardare quel che è accaduto, qualche giorno prima di Capodanno ai Quartieri Spagnoli. Un ragazzo è stato accoltellato brutalmente da un gruppo di giovani. La sua colpa è stata quella di difendere il padre, accerchiato dalla mini banda criminale, a causa di un’offesa, fatta a uno di loro, dopo che con il suo motorino, stava per investire sua moglie. Un’imprecazione, che è quasi costata la vita a suo figlio. Un’imprecazione dettata dallo spavento, sua moglie aveva rischiato di essere travolta da un motorino, che viaggiava a una velocità sconsiderata. Il centauro, dopo poco, è tornato con i “rinforzi” e ha aggredito quel signore, che si era permesso di offenderlo. Oltraggiando così il suo onore. Parole che anche a leggerle sembrano assurde. Eppure è questa la logica che pervade i comportamenti di alcune persone. La logica che può essere riscontrata dietro gli accoltellamenti, anche tra giovani adolescenti, a causa di uno sguardo, caduto sulla ragazza sbagliata, a causa di un urto, di una parola di troppo. Quella logica criminale che è emulata anche dai ragazzini. Quella logica criminale che spesso nasce da un gioco, un gioco che però arriva a provocare gravi conseguenze. Basta ricordarsi del giovane quattordicenne di Pianura, seviziato da un gruppo di adolescenti con un decompressore, perché troppo grasso. «Era un gioco», hanno dichiarato gli aggressori. Ma come si può parlare di gioco, quando a un povero ragazzo, a causa di quella terribile violenza, gli hanno dovuto asportare il colon.

E queste sono solo due, di tutte le violenze che si consumano nel territorio campano e in particolare in quello napoletano. Ci si domanda cosa sia ad animare tutta questa violenza fine a se stessa, perché non sempre mossa dall’obiettivo di rubare qualcosa. Cosa spinge alcune persone a comportarsi in un modo così barbaro, senza curarsi delle conseguenze che si possono causare. E’forse la logica secondo la quale è il più forte a prevalere sugli altri e quindi, chi senza remore, è in grado di accoltellare per divertimento, un altro essere umano? Difficile spiegare cosa si celi dietro questi atteggiamenti, non basterebbe uno studio sociologico e psicologico del fenomeno. Così com’è difficile comprendere quali siano i metodi per combattere il dilagarsi di tale fenomeno. Una maggiore sensibilizzazione nelle scuole potrebbe essere un inizio, ma l’istruzione non sempre è in grado di combattere l’educazione che si riceve dalle famiglie. Ci sarebbe sicuramente bisogno di una sinergia maggiore tra scuole, genitori e istituzioni, perché cooperino affinché, alcuni ragazzi non facciano “una brutta fine”. Trovandoci, oggi, all’inizio di un nuovo anno, uno dei buoni propositi, per la città di Napoli, è che questa violenza, possa incominciare finalmente a diminuire.

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