Officina delle idee

VALENTE.”AD UN PARTITO DISOMOGENEO PORTIAMO UN PUNTO DI VISTA DI SINISTRA

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di Samuele Ciambriello

Qundo incontri Valeria Valente non c’è regola su come e quando arriva alle risposte. Fa riferimenti sinceri e concreti, coniuga radicalità di scelte e radicamento territoriale. Con lei, non scende mai in campo la politica del “contro”. Lei napoletana e campana, lei pellegrina da un po’ di tempo anche sul piano nazionale deve fare i conti, a volte, con l’equilibrio tra il già(direzioni politiche locali deboli, ridotte per lo più alla gestione burocratica dell’esistente o all’applicazione di ordini romani) e il non ancora(una visione,un progetto del PD che anche in Campania contribusica con un valore portante e distintivo a rinnovare la politica.
Si illude la Valente e con lei, i suoi amici “turchi” di Rifare l’Italia, che con i valori della sinistra, della solidarietà e delle lotte contro ogni discriminazione si possa recuperare la fiducia dei cittadini? Credo di no. Questa piccola porzione del PD, questo lievito intransingente ma coerente, si misura anche con le difficoltà del Governo, del partito e del Paese. Contro gli abbandoni, contro i rancori, contro le imprecisate collocazioni, Rifare l’Italia, con tutti i suoi limiti organizzativi(troppo ceto politico alla sua guida) è una nuova e buona opportunità per esserci, da sinistra, nei processi locali e nazionali. Riformare la democrazia, cambiare la politica in sintesi le loro idee guida. Riformare la democrazia è condizione essenziale per fare davvero giustizia.
Costituzione, giovani, coscienza democratica, welfare e lavoro al centro dei loro dibattiti, delle loro scuole di formazione.
Lunedì prossimo a Napoli scenderanno Matteo Orfini ed Andrea Orlando. In questa intervista, la dinamica deputata sviluppa i temi che saranno affrontati. Sono senza dubbio molto impegnativi. Il partito ha paura e per questo sta cercando di depistare l’attenzione con altre iniziative. Segni di debolezza e, a posteriori, mancanza di buon senso.

 

 

Lunedì 20 luglio si terrà la prima assemblea regionale di “Rifare l’Italia”. Gli è stato dato un nome significativo: “Costruire il Pd, partire dal Mezzogiorno”. Perché crede che per costruire il Pd sia necessario partire dal Mezzogiorno?

Al Pd oggi manca un progetto chiaro: fa fatica a raccontarlo e a far comprendere la propria visione. Se questo vale per l’intero Paese, al Sud questa difficoltà assume contorni più preoccupanti, perché lascia spazio alla logica dei notabilati locali e della sommatoria dei comitati elettorali. Più che altrove, il Pd nel Mezzogiorno ha assunto il volto del successo personale di singoli. Penso a Vincenzo De Luca, ma anche a Michele Emiliano o Rosario Crocetta. La loro forza individuale si è sostituita, nell’azione di governo, all’identità di un progetto politico condiviso. Dobbiamo uscire da questo circolo vizioso, strutturando una comunità intorno alla condivisione di un pensiero e di un progetto, in rappresentanza delle istanze di inclusione e mobilità sociale, di redistribuzione di diritti e di opportunità, che sia strumento di innovazione e cambiamento. Che nelle grandi città, così come nelle piccole realtà, nei centri urbani così come nelle periferie, faccia sentire la propria voce in maniera chiara e determinata”.

E che cosa ha impedito al Partito democratico di andare in questa direzione, nel Mezzogiorno?
Nel Mezzogiorno si è espressa una classe dirigente molto spesso legata alle tante, troppe difficoltà territoriali, alla quale Roma ha sempre guardato con diffidenza sospetto. Sia perché i dirigenti locali, probabilmente perché sempre assorbiti dalle emergenze locali, sono rimasti molto legati al proprio territorio, sia perché il Pd non ha colmato questa distanza. Si è consolidato così uno schema in base al quale il Sud portava i voti, ma la classe dirigente veniva scelta altrove, fatte le dovute eccezioni. Ora, però, è giunto il momento di assumere questa consapevolezza e provare cambiare. Soprattutto adesso che in Campania il centrosinistra è tornato ora al governo, dopo cinque anni di immobilismo e di drammatici errori del centrodestra, nei settori della sanità, dei trasporti, dell’impresa. Molto del successo dell’azione del nuovo Presidente della Regione passerà per la capacità del nostro partito di rinnovarsi, di essere il primo argine verso qualsivoglia fenomeno di infiltrazione o corruzione, di essere continuo laboratorio di idee e progetti, di ascoltare la società, esserne megafono, di sostenere con coraggio e convinzione i processi riformatori”.

Nella carta d’intenti di “Rifare l’Italia” si legge che c’è un terreno che la sinistra deve riconquistare ed è quello della lotta alle disuguaglianze, una maggiore attenzione sociale, una politica economica meno pro austerity; perché dunque questa associazione all’interno del Partito democratico?

Perché serve un punto di vista, che ancori maggiormente la costruzione di Pd a un progetto, a una visione della società e del mondo. Noi siamo convinti che questo sia il presupposto ineludibile per la costruzione del Partito democratico. D’altronde la parola “sinistra” e la parola “Mezzogiorno” sono tenute insieme dall’ambizione dell’uguaglianza, che è al centro del nostro progetto. Per questo è prioritario ripartire dal Mezzogiorno, la principale disuguaglianza del Paese. Oltre che ponte verso l’altra sponda del Mediterraneo, simbolo di un continente che deve decidere tra l’asfissia dell’austerità ed i principi di giustizia sociale ed uguaglianza con cui era stato avviato il processo di integrazione”.

Un ponte levatoio tra la Sinistra e Renzi?

Non si tratta di costruire un ponte levatoio tra la sinistra e Matteo Renzi che è presidente del Consiglio e segretario del Pd. Ripeto, “Rifare l’Italia” vuole offrire a tutto il partito, un punto di vista radicato nei valori della sinistra, ma che sappia anche vincere tabù e totem. Faccio l’esempio dei sindacati: noi vogliamo rilanciare il loro ruolo e la loro funzione, ma non possiamo fingere di non vedere i limiti e le difficoltà della loro azione, soprattutto in un mondo del lavoro che continua a cambiare. E per questo li sollecitiamo a mettersi in discussione, per continuare a svolgere la funzione per la quale sono nati, che è importantissima. Per questo continuiamo a pensare a un partito dinamico, aperto, inclusivo, che si liberi dal giogo degli schemi correntizi fini a se stessi, e apra una grande discussione su quello che deve essere il destino delle nostre terre, su quale sia l’identità della nostra Regione, quale il rapporto tra le città densamente urbanizzate, le aree costiere e quelle interne, quale missione per chi ha l’onere e l’onore del Governo, insomma. Per questo nasce “Rifare l’Italia – Campania”: per organizzare forze, risorse, energie, e metterle al servizio dei cittadini campani, del Pd, del governo della Regione. Per costruire una rete, che organizzi partecipazione e proposte, che sappia nel Pd e fuori dal Pd raccogliere esperienze e bisogni. Lunedì 20 luglio si svolgerà il nostro primo appuntamento pubblico, con il Presidente del Pd Matteo Orfini e con il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, e sin da ora annunciamo che a settembre terremo un momento di approfondimento seminariale per elaborare e proporre la nostra agenda, chiamando a raccolta esperienze, reti e mondo del lavoro, dell’innovazione. E, soprattutto, della cultura e dei saperi, risorse fondamentali di cui la Campania è ricca. Mondi con cui la sinistra ha sempre dialogato e con cui deve tornare a connettersi”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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