25 Luglio 1943. La Radio annuncia: “Il Re ha accettato le dimissioni da Presidente del Consiglio del cavalier Benito Mussolini”

Ero a Roma quel giorno. Sfollato da Napoli nel 1942 perché la mia casa venne distrutta dai bombardamenti. Dormivamo, la mia famiglia ed io, in un piccolo albergo che si chiamava Albergo Lunetta, in via del Biscione a Campo dè Fiori. Ci trovammo lì, dopo aver dormito per circa tre mesi nelle sale d’aspetto di Roma Termini i miei genitori e noialtri cinque fratelli e sorelle. Dovemmo l’alloggio all’intervento di un commissario napoletano che ebbe pietà della mia famiglia. Questa storia ve la racconterò un’altra volta. Pochi giorni prima c’era stato il primo bombardamento americano su Roma. Il quartiere e la basilica di San Lorenzo furono praticamente distrutti. La cosa scosse il morale dei romani. A me ed ai miei non fece impressione perché a Napoli ne avevamo subìti un centinaio.
La mattina di quel giorno, a parte la paura di altri bombardamenti, sembrava scorrere tranquilla. Una quiete sospetta. All’improvviso la radio diede il famoso annuncio: <<Il Re ha accettato le dimissioni da Presidente del Consiglio del cavalier Benito Mussolini>>. Proprio così disse: il cavalier Benito Mussolini. Mi impressionò il fatto che da Duce del fascismo e fondatore dell’Impero Mussolini fosse precipitato in questa condizione piccolo borghese di “Cavaliere” messo alla porta senza riguardi ed arrestato all’uscita dal colloqui col Re, che fino a poco prima chiamava “cugino”.
La gente si scatenò distruggendo tutti i simboli del fascismo (questa scena l’avete vista a Bagdad). I gerarchi di modesto rango, che non avevano capito cosa stesse accadendo e non avevano fatto in tempo a fuggire, vennero presi casa per casa, denudati e presi a calci dalla gente. Non ci furono linciaggi.
La gente correva impazzita per le strade, su camion, tram e bus strapieni, irti di bandiere tricolori, inneggiando ai Savoia. Le sedi del Fascio vennero saccheggiate e dell’arredo e dei documenti vennero fatti allegri falò (Chissà quanti fascisti parteciparono all’opera facendo sparire documenti compromettenti per loro). La gente era stanca della guerra ed aveva cambiato radicalmente opinione nel giro di pochi giorni.
Qualche settimana prima , in una piazza Venezia piena di gente, avevo assistito all’ultimo discorso del Duce: quello famoso sul “bagnasciuga”. L’entusiasmo della gente che sperava nella pace si dissolse col comunicato di Badoglio che, accettando la carica di primo ministro disse: <<La guerra continua a fianco del nostro alleato tedesco>>. Bugia solenne perché, come sapemmo poi, erano in corso trattative segrete con gli Alleati per l’armistizio. Mio padre che, era un uomo intelligente, commentò quel comunicato dicendo: <<Mo’ cominciano i guai…veri!>>
E fu così: l’occupazione tedesca, il servilismo disperato dei fascisti verso i nazisti, il terrore, i bombardamenti, il passaggio della guerra sulle nostre terre distrussero il nostro Paese che emerse dalla catastrofe senza infrastrutture, senza cibo e senza casa. La speranza durò un solo pomeriggio. L’incubo finì due anni dopo.

 

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