SCISSIONE SUSPANCE SU EMILIANO .MA 50 PARLAMENTARI SONO PRONTI

Oggi direzione “fondamentale” da parte del Partito Democratico .L’attesa decisione del governatore pugliese Michele Emiliano lascia ancora un giorno il Pd sospeso nel vuoto. La scissione ormai è cosa fatta, ripete Roberto Speranza, che con Enrico Rossi, Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema è già fuori dal Pd. La trattativa va avanti a oltranza, ma solo per arginare l’emorragia e limitare il numero di senatori e deputati che dalla prossima settimana, o forse da oggi , formalizzeranno la nascita dei nuovi gruppi parlamentari. Domani anche i dissidenti voteranno la fiducia al decreto Milleproroghe. Un segnale per il governo Gentiloni di un sostegno comunque assicurato. Dunque oggi alla direzione del partito, che avvia la fase congressuale, non ci saranno i candidati che avevano deciso di sfidare Matteo Renzi. Restano dubbi solo sul presidente della Puglia, che però attendeva una risposta. Ma neppure l’ormai ex segretario dovrebbe partecipare alla riunione del ‘parlamentino’ dem. Senza ancora i contorni definiti, insomma, la nuova realtà comincia a prendere corpo. Cominciano persino a circolare le prime ‘bozze’ di nome per il nuovo soggetto: potrebbe chiamarsi ‘Italia progressista’ o ‘Democratici e socialisti’, o altro ancora. A poco valgono gli ultimi appelli di Piero Fassino, che non si rassegnava ancora ieri «a pensare che la scissione sia inevitabile ». Il suo appello «a tutti i nostri dirigenti, di maggioranza e di minoranza» cade nel vuoto. Le manovre sono già iniziate e insieme i conti. Dentro il Pd, Andrea Orlando, Gianni Cuperlo e Cesare Damiano continuano a tenersi in contatto dopo la riunione di domenica sera, seguita alla drammatica assemblea. I tre esponenti ex Ds sono pronti a creare un’area larga che avanzi una proposta politica nuova per rifondare il Pd. Con loro c’è anche il governatore del Lazio Nicola Zingaretti e il ministro dell’Agricoltura Martina. Una corrente di sinistra, in grado di esprimere una candidatura da contrapporre a Renzi. Il guardasigilli è pronto a sacrificarsi, pur non avendo grande voglia di competere per la leadership: «Se la mia candidatura è in grado di far ripensare chi ha preso la strada della scissione io sono in campo, più importante di noi è il destino del Pd», dice il ministro della Giustizia Orlando. E però, quella che doveva essere la candidatura in grado di tenere tutti dentro non è ancora ufficiale e non sarebbe comunque bastata a Bersani e compagni.

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