90’ANNI DI STORIA DELLA SOCIETA’ PARTENOPEA,CE’ IL RISCHIO FLOP.ECCO LA STORIA AZZURRA.

NAPOLI-NIZZA : 90’ANNI DI STORIA DELLA SOCIETA’ PARTENOPEA.
Le stelle del San Paolo illuminano la storia azzurra. Domani la SSC Napoli festeggia nel suo stadio i 90 anni. Un’occasione straordinaria per celebrare insieme la nostra squadra del cuore. A partire dalle 20.15 ci sarà la presentazione ufficiale della squadra e a seguire l’esibizione dell’Orchestra e del Coro del San Carlo, che suoneranno per la prima volta al San Paolo, esibendosi in un repertorio classico. Poi sarà la volta de “Il Volo”: il trio canoro conosciuto in tutto il mondo, composto da due tenori e un baritono, che ha trionfato a Sanremo nel 2015, si affiancherà all’Orchestra e al Coro del San Carlo sulle note della più bella melodia napoletana. I fuochi pirotecnici saranno il preludio alla prima amichevole di lusso della stagione, quella contro il Nizza. Un Avvenimento che unisce tutto il popolo azzurro e premia in particolare i giovani tifosi azzurri : infatti la SSC Napoli ha deciso che a partire da oggi venerdì 29 luglio tutti i minorenni che si recheranno presso una ricevitoria Listicket, potranno ritirare un tagliando nominativo omaggio ( fornendo le generalità) per accedere domani al San Paolo . Per quanto riguarda il punto di vista calcistico, la partita servirà al tecnico Sarri per valutare in minima parte l’inserimento dei nuovi acquisti e per capire la condizione atletica della squadra, vista già molto brillante durante il ritiro. La storia del Napoli Calcio è stata molto travagliata , ma grazie al Presidente De Laurentis , il Napoli è ritornato ad avere un appeal non solo in Italia , ma anche in Europea. Fondata il 1º agosto 1926 su iniziativa dell’industriale napoletano Giorgio Ascarelli con il nome di Associazione Calcio Napoli, assunse poi la denominazione di SSC Napoli nel 1964. Il giovane imprenditore partenopeo di origine ebraica e presidente del Foot-Ball Club Internazionale-Naples, fondò l’Associazione Calcio Napoli, della quale assunse la presidenza. L’Internaples era sorto a sua volta come frutto della fusione di altre due compagini, il Naples Foot-Ball Club e l’Unione Sportiva Internazionale Napoli grazie all’intermediazione di Emilio Reale. Il 3 agosto venne istituito il Direttorio Divisioni Superiori, l’antesignano dell’odierna Lega Calcio, al quale il Napoli ottenne l’affiliazione, unico club del Centro-Sud insieme ai sodalizi capitolini Alba Audace e Fortitudo Pro Roma, in virtù del piazzamento conseguito dall’Internaples nella Prima Divisione 1925-1926.La neonata società esordì in massima serie nella Divisione Nazionale 1926-1927. Le prime due stagioni si chiusero con la retrocessione in Seconda Divisione, ma la FIGC in entrambe le occasioni accordò il ripescaggio per premiare gli sforzi del club partenopeo di recuperare il pesante gap con le società settentrionali. Il Napoli prese parte al primo torneo di massima serie a girone unico, la Serie A 1929-1930 ottenendo la prima vittoria in tale competizione ai danni del Milan. La società scelse come allenatore il mister William Garbutt, vincitore di due scudetti alla guida del Genoa, e grazie al contributo di giocatori come Antonio Vojak e Attila Sallustro raggiunse notevoli risultati, come il doppio terzo posto consecutivo nelle stagioni 1932-1933 e 1933-1934 e la qualificazione alla massima competizione europea dell’epoca, la Coppa Mitropa. Terminata la seconda guerra mondiale, il Napoli prese parte alla Divisione Nazionale 1945-1946, vincendo il Girone Misto Centro-Sud e riconquistando la massima serie. Tornò in Serie B due anni dopo, retrocesso dalla CAF per illecito sportivo. La panchina venne affidata ad Eraldo Monzeglio, che riportò la squadra in Serie A e avviò un lungo periodo alla guida del club partenopeo. Nonostante i rinforzi apportati alla squadra dal proprietario Achille Lauro, tra i quali spiccavano Bruno Pesaola, Hasse Jeppson e Luís Vinício, il Napoli non andò oltre il quarto posto raggiunto nel 1952-1953 e nel 1957-1958. Nel 1959 venne inaugurato il nuovo stadio San Paolo. Tornato in Serie B nel 1961,il Napoli venne affidato a Bruno Pesaola, il quale guidò gli azzurri al ritorno in massima serie e alla conquista del primo trofeo della loro storia, la Coppa Italia 1961-1962, divenendo insieme al Vado l’unica società ad aver vinto tale trofeo non militando in massima divisione. Questo successo, inoltre, offrì al Napoli la possibilità di esordire in una competizione UEFA, la Coppa delle Coppe, nella quale raggiunse i quarti di finale. Il 25 giugno 1964 il club assunse la denominazione di Società Sportiva Calcio Napoli, diventando contestualmente una società per azioni. Achille Lauro ottenne una quota rilevante delle azioni in virtù dei crediti vantati e garantì al figlio Gioacchino l’ingresso tra i soci, mentre Roberto Fiore venne eletto presidente. Alcuni dei giocatori più rappresentativi dell’epoca furono Dino Zoff, Antonio Juliano, Omar Sívori e José Altafini; il miglior risultato fu il secondo posto del 1967-1968. Nel frattempo il potere della famiglia Lauro sul club andava scemando: il 18 gennaio 1969 la società, sull’orlo del dissesto finanziario, passò nelle mani del giovane ingegnere Corrado Ferlaino, che avviò la più longeva e vincente presidenza della storia partenopea. Grazie all’acquisto di calciatori come Sergio Clerici, Giuseppe Bruscolotti e Tarcisio Burgnich, il Napoli raggiunse due volte il terzo posto (1970-1971 e 1973-1974) e un secondo posto nel 1974-1975, questi ultimi due piazzamenti ottenuti grazie al calcio totale di Luís Vinício. Nel 1976 il club azzurro vinse la seconda Coppa Italia, superando in finale il Verona. Alterne fortune caratterizzarono la seconda metà degli anni settanta: nonostante l’acquisto del bomber Giuseppe Savoldi, il rendimento in campionato andò peggiorando, culminando con il decimo posto del 1979-1980.Dopo uno scudetto sfiorato nel 1981, con il libero olandese Ruud Krol tra i protagonisti, la svolta si ebbe nell’estate del 1984: il presidente Ferlaino, deciso a portare la società verso grandi traguardi, il 30 giugno 1984 definì l’acquisto del campione argentino Diego Armando Maradona dal Barcellona per la cifra record di 15 miliardi di lire. Sotto la conduzione tecnica di Ottavio Bianchi e grazie all’innesto di altri calciatori di notevole livello, tra cui Bruno Giordano, Salvatore Bagni, Claudio Garella e Alessandro Renica, nel 1987 il Napoli conquistò il suo primo scudetto, primo club del Meridione a riuscire nell’impresa, vincendo nel contempo anche la terza Coppa Italia. Il sodalizio partenopeo si consolidò ai vertici del calcio italiano: forte di nuovi innesti come i brasiliani Careca e Alemão, il Napoli arrivò per due volte consecutive al secondo posto (1987-1988, con il titolo nazionale perso sul filo di lana e con roventi strascichi polemici, e 1988-1989, alle spalle dell’Inter di Giovanni Trapattoni). Nel 1989 ottenne anche il primo alloro internazionale, la Coppa UEFA, superando nella doppia finale i tedeschi dello Stoccarda. Nel 1990, con Alberto Bigon allenatore, il club partenopeo conquistò il secondo scudetto, cui fece seguito la vittoria della Supercoppa Italiana, ottenuta superando la Juventus di Maifredi per 5-1. Si chiuse così il primo importante ciclo della storia azzurra, in coincidenza con le vicissitudini personali che nel 1991 costrinsero Maradona a lasciare Napoli e l’Italia. Negli anni immediatamente seguenti il Napoli ottenne discreti risultati, come il quarto posto del 1991-1992 con Claudio Ranieri in panchina e il sesto posto del 1993-1994, allenatore Marcello Lippi. La crisi finanziaria, tuttavia, costrinse il club a privarsi dei suoi uomini migliori: man mano vennero ceduti, tra gli altri, Gianfranco Zola, Daniel Fonseca, Ciro Ferrara e Fabio Cannavaro. Nei due anni successivi, con Vujadin Boškov in panchina, il Napoli ottenne un settimo e un decimo posto. Raggiunse la finale di Coppa Italia 1996-1997, venendo sconfitto per mano del Vicenza. La crisi raggiunse l’apice nel 1997-1998, con l’ultimo posto in classifica e la retrocessione in Serie B dopo 33 anni consecutivi di massima serie. Il club azzurro ritornò in Serie A nel 2000, per poi retrocedere nuovamente dopo appena un anno. I cambiamenti societari, con l’entrata in società di Giorgio Corbelli prima e di Salvatore Naldi poi, non portarono benefici al club, con la squadra che ristagnò a metà classifica nella seconda serie italiana. Alla crisi di risultati si aggiunse l’ormai compromessa situazione finanziaria, che portò nell’estate del 2004 al fallimento del club con conseguente perdita del titolo sportivo. Nelle settimane successive l’imprenditore cinematografico Aurelio De Laurentiis rilevò il titolo sportivo dalla curatela fallimentare del tribunale di Napoli e iscrisse la squadra, con la denominazione Napoli Soccer, al campionato di terza serie. Soltanto sfiorata nel primo anno, la promozione arrivò nel torneo successivo sotto la guida di Edoardo Reja. Dopo aver riacquisito la denominazione originaria di Società Sportiva Calcio Napoli, volutamente non utilizzata nei due campionati di terza serie, nel 2007 il club partenopeo conseguì l’immediata promozione in Serie A, tornando in massima serie dopo 6 anni di assenza. In seguito alla guida della squadra si avvicendarono l’ex CT della Nazionale Roberto Donadoni e, quindi, Walter Mazzarri: il tecnico toscano nel 2011 riportò il club nella massima competizione europea, la UEFA Champions League, 21 anni dopo l’ultima partecipazione ,quindi il 20 maggio 2012 vinse la quarta Coppa Italia della storia azzurra, 25 anni dopo l’ultima affermazione e in assoluto quasi 22 anni dopo l’ultimo trofeo, battendo in finale la Juventus per 2 a 0 allo Stadio Olimpico di Roma. Per la stagione 2013-14 venne ingaggiato come allenatore lo spagnolo Rafael Benítez, con cui il 3 maggio 2014 il club azzurro ha conseguito la quinta affermazione in Coppa Italia, grazie alla vittoria per 3-1 in finale contro la Fiorentina. Nella stagione successiva, il 22 dicembre 2014, il Napoli ha vinto la seconda Supercoppa italiana della sua storia, battendo la Juventus col complessivo risultato di 8-7 dopo i calci di rigore (2-2 al termine dei supplementari) nella partita disputata a Doha, in Qatar. Dopo l’addio del tecnico spagnolo , la panchina azzurra viene affidata a Maurizio Sarri, che con un gioco spumeggiante , riesce a portare il Napoli al secondo posto in campionato , regalando una grande stagione al popolo partenopeo.

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