A 100 anni Franca Valeri è diventata un monumento, giustamente

Franca Valeri, che compie 100 anni il 31 luglio, è diventata un monumento, giustamente. Chi loda i libri, chi le regie d’opera, chi ricorda come, con la sua arguzia, riuscisse persino a rubare la scena ad Alberto Sordi (nel magnifico film Il vedovo) e impallasse addirittura Sophia Loren in un altro film, Nel Segno di Venere di Dino Risi, forse l’unico caso in cui, al cinema, la cosiddetta bellezza interiore riuscì ad avere la meglio su quell’altra, esteriore, che di solito ha più mercato.

Franca Valeri è anche un po’ un’eroina femminista perché quando è nata le donne manco votavano. Inoltre, di una donna nata un secolo fa difficilmente si pensava che avrebbe fatto la regista. Se poi nasceva “bene”, come si diceva allora, e come è il caso di Franca Norsa (questo il suo vero nome) da Milano, studentessa al Liceo Parini, figuriamoci se avrebbe potuto fare l’attrice magari scrivendosi da sola i propri testi. Invece, la Franca (ci metto l’articolo prima del nome, perché a Milano si usa così) ha fatto esattamente questo.

the theatrical actress franca valeri improvises an odd pose as cesira, the milanese manicurist the artist gets ready to act in the recital celebrating her ten years of activity as actress, where she will perform her best known characters rome italy, september 19th, 1958 photo by mondadori via getty images
Adesso però, finita la parte femminista e intellettuale di questo omaggio a Franca Valeri, veniamo alle cose serie. E cioè: Franca Valeri fa molto ridere. I suoi personaggi, reperibili in audio su YouTube, fanno schiattare dalle risate. Perché, anche se, al tempo, parliamo degli anni Cinquanta e Sessanta, sembravano delle note di costume molto leggere e contingenti, sono scritte e interpretate così bene che hanno senso ancora oggi.
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Esempi? Riascoltatevi lo sketch della “Padrona della boutique”, quella che fa: “Ah no, lo sconto è impossibile, è un prodotto in esclusiva. Ma come, dice che l’ha visto su una bancarella? Mica allo stesso prezzo, però”. Poi c’è quel capolavoro in cui si spiega che la vera signora ha sempre l’ordinazione pronta e si descrive l’eterna indecisa, quella che fa: “Cameriere, io che cosa potrei prendere?” Quando il povero cameriere suggerisce un tè, lei reagisce con: “Si vede che lei non legge i giornali, il tè fa malissimo”. Oppure, altro capolavoro, la tipa che vuol essere di gusti originali: “A me il fiore non mi dice, se ci dev’essere un omaggio, preferisco i marron glacé”. Infine, un altro pezzo di bravura si intitola “La ragazza ricca che lavora”, interpretato con una erre moscia e un’intonazione annoiata presa in prestito alle migliori famiglie italiane.

Negli ultimi anni, la vecchiaia e le malattie hanno indebolito il corpo di Franca Valeri ma non la mente, sempre vispissima. Racconta Francesca D’Aloja nel suo bel libro Corpi speciali (La Nave di Teseo) che non molto tempo fa, dopo aver assistito a uno spettacolo che non doveva essere stato di suo gradimento, alla domanda “Ti è piaciuto?”, la Franca ha così sintetizzato il suo commento: “Cosa?”.

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