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A.Orlando: “Il ddl sugli ecoreati un’ottima risposta alle molte ferite del Paese”

In 22 anni sono stati sversati nella Terra dei Fuochi circa 10 milioni di tonnellate di veleni. Dal 1991 al 2013 sono state avviate 82 inchieste per traffico di rifiuti, 915 sono state le ordinanze di custodia cautelare, 1.806 le denunce e 443 le aziende coinvolte. Questi dati già noti e raccolti nel  “dizionario dell’ecocidio” redatto da Legambiente, sono relativi solamente all’area compresa tra Napoli e Caserta. Ma la Campania non è l’unica terra “intossicata” dallo sversamento abusivo di rifiuti. Da Gela a Taranto, da Porto Marghera a Perdas de Fogu, da Brescia a Napoli, da nord a sud di inquinamento si muore in tutta la Penisola. Sono 57 i Sin (siti di interesse nazionale) individuati e definiti dalla Legge Ronchi (la n.22 del 1997) in relazione alla quantità e alla pericolosità degli inquinanti presenti e all’impatto sull’ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico e di pregiudizio per i beni culturali e paesaggistici. Dopo anni di manifestazioni cittadine e di inchieste giornalistiche e di denunce da parte di associazioni ambientaliste è arrivata finalmente una risposta concreta da parte del governo: il 4 marzo scorso è stato approvato al Senato il ddl sugli ecoreati e ora il provvedimento tornerà alla Camera in terza lettura. “Da ministro dell’Ambiente (Governo Letta) – ha ricordato Andrea Orlando, ora ministro della Giustizia –  ho visitato la Terra dei fuochi, vi ho riscontrato l’inefficacia del sistema sanzionatorio e ho promesso ai cittadini del luogo che avrei provveduto a varare in tempi rapidi una riforma sulla punibilità dei reati ambientali”. La riforma è arrivata! “Il veloce passaggio a Palazzo Madama – ha continuato il ministro – rappresenta un’ottima risposta alle molte ferite del nostro Paese in ambito ambientale”.

Il disegno di legge prevede, infatti, quattro nuovi reati (inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale radioattivo e impedimento al controllo) e dure sanzioni per chi non rispetta la legge (reclusione da 2 a 6 anni per inquinamento e da 5 a 15 anni per disastro ambientale).

Ma se da una parte si moltiplicano gli appelli a velocizzare l’approvazione definitiva del ddl, dall’altra  c’è qualcuno che vorrebbe modificare il provvedimento.

“Chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione da 5 a 15 anni” recita la nuova formulazione dell’articolo 452 quater del codice penale incluso nel ddl sugli ecoreati, ma proprio sul termine “abusivamente” è nata la polemica. “Se non sarà modificato – ha denunciato in un articolo su Lexambiente.it, Gianfranco Amendola, procuratore di Civitavecchia ed ex pretore d’assalto -, diventerà legge una norma che, al contrario degli annunci fatti, dà mano libera all’industria che inquina. È la risposta dei poteri forti alle vicende Ilva, Eternit e ad altri casi analoghi. Con il “nuovo” articolo del codice penale avremo così il delitto di disastro ambientale “abusivo”, e cioè un disastro che può essere punito solo se commesso “abusivamente”. Punire solo chi cagiona abusivamente un disastro ambientale significa accettare che esso possa essere lecito o, addirittura, autorizzato, purché non sia abusivo”.

Contro le dichiarazioni di Amendola si sono schierati Legambiente e Libera. Secondo le associazioni ambientaliste, la parola “abusivamente” eviterebbe vuoti di tutela e offrirebbe maggiori garanzie per l’ambiente e la salute: con questa formulazione verrebbero sanzionate l’emissione sul suolo o in atmosfera di sostanze pericolose regolate dalla normativa sulla sicurezza. Anche Alessandro Bratti, deputato e presidente della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, ha definito le dichiarazioni di Amendola “del tutto fuori luogo”. “Queste critiche tardive – ha detto Bratti – possono andare solo a vantaggio di coloro che, mediante una discussione infinita, vorrebbero ottenere il risultato di un nulla di fatto”. Sulla vicenda è intervenuto anche Antonio Pergolizzi, Coordinatore Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente, che ha sottolineato come il rischio paventato da Amendola pare oggettivamente infondato: “Lo proverebbe la fortissima pressione esercitata da Confindustria per impedire l’approvazione definitiva della legge nella versione licenziata da Palazzo Madama”. In un’intervista al “Corriere della Sera”, il presidente Giorgio Squinzi aveva, infatti, pesantemente criticato il disegno di legge sugli ecoreati, attribuendogli norme “punitive” nei confronti delle imprese. “Non c’è dubbio – ha aggiunto Bratti – che altre questioni rimangono aperte, ad esempio i reati oggetto di contravvenzione, per i quali andrebbero estesi i tempi di prescrizione ovvero elevati a veri e propri delitti”. Il riferimento è alla gestione illegale delle discariche o al trasporto irregolare dei rifiuti.

A quanto pare, quindi, la partita sembra ancora tutta aperta e il dibattito per l’approvazione definitiva del testo sarà ancora più indaginoso del previsto.

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