Ad Artestate aria di festival

L’estate sta finendo, anzi è finita. Con l’equinozio di giovedì 22 settembre la stagione è cambiata. E si vede pure! Le condizioni metereologiche sono diventate instabili e le temperature non sono certo quelle di una settimana fa.

Le stagioni hanno sempre influito sul lavoro degli uomini. Hanno sempre inciso e continuano a incidere sui ritmi della terra, delle coltivazioni. Ora infatti è vendemmia, ed è una sorta di festa continua, in ogni paese, in ogni borgo.

Ma l’alternarsi delle stagioni non influisce solo sui raccolti, ma determina anche i ritmi lavorativi di ogni settore, compreso quello culturale. L’estate è il periodo degli spettacoli in piazza, con i concerti, le messe in scena teatrali, anche il cinema. Un po’ per carenza dei cosiddetti luoghi deputati, come teatri, auditorium, sale polifunzionali, un po’ perché è piacevole incontrarsi alla sera in una piazza, un cortile, un giardino, ecco che proliferano per tutta la stagione estiva le rassegne all’aperto e gli appuntamenti sotto le stelle.

La “bella stagione” appena trascorsa ci ha dato tante opportunità di registrare iniziative outdoor, dalle grandi città alle realtà minori, con un’ottima circuitazione di artisti anche di primo piano. Certo, a Caserta questa è stata un’estate senza Leuciana e ancora una volta senza il Settembre al Borgo. Un’estate triste, dunque, per i cittadini del Capoluogo, rimasti senza i loro due festival, quello più recente al Belvedere e quello storico di Casertavecchia. I due grandi eventi alla Reggia, cioè l’esecuzione della Nona di Beethoven e il Nabucco, sono stati straordinari ma non sufficienti a soddisfare le esigenze di una programmazione estiva. A ravvivare le calde serate casertane ci ha pensato Sonaré con i suoi tre appuntamenti al Belvedere. E la rassegna Tifatini Cinema anche ha dato un supporto. Poi nulla.

Nel contempo si è registrato un pullulare di spettacoli, rassegne, iniziative in tutta Terra di Lavoro. I grandi centri, così come i più piccoli, hanno dato un senso all’estate per i molti che ormai, per vari motivi, non si allontanano più per le ferie. C’è stato tanto jazz, tanto teatro, tanta musica con protagonisti della canzone italiana. Per non parlare poi di manifestazioni a carattere enogastronomico, anche di estrema raffinatezza, con la valorizzazione dei prodotti tipici. Fino ad arrivare a feste patronali e sagre. Insomma, è successo di tutto. E OndaWebTv ha cercato di registrare tutto, per tutta l’estate, selezionando in base alla proposta culturale.

E se poi va trovata una stella, la stella c’è. E si chiama Artestate. Il neosindaco Roberto Corsale, il consigliere delegato alla cultura Gennaro Caiazza, ma tutta l’Amministrazione e anche altri sostenitori del nuovo corso, si sono impegnati a realizzare un cartellone di primo piano. Ma la giusta intuizione è stata quella di confidare nei tempi giusti nell’assegnazione del finanziamento regionale. Che c’è stato. E così la rassegna è cresciuta, sotto molti aspetti. Il primo è stato quello di affidarsi come consulente a un talento del luogo, un attore e regista che è una bella realtà regionale ed è una risorsa per Casagiove. Il suo nome è Enzo Varone, se si vuole collaboratore storico di Artestate, ma quest’anno, grazie anche al raggiungimento di una sua piena maturità artistica, l’apporto da lui dato è stato fondamentale e decisivo nel far crescere la qualità della proposta.

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Ma ci sono altri aspetti che vanno evidenziati, come la capacità di coniugare un luogo monumentale come il Quartiere Militare Borbonico, in pratica l’altra Reggia, con le dinamiche di un’accoglienza impeccabile e professionale. Ben 450 i posti a sedere, ordinatamente occupati ogni sera in ogni ordine di posto. E poi lo stand di ricercate tipicità enogastronomiche collocato in modo da non interferire con gli spettacoli. Lo scoop sono state le sculture del gruppo della Cracking Art, innovative e contemporanee, i loro animali di plastica affascinanti e divertenti.

E il cortile è diventata una sorta di piazza dei linguaggi, l’agorà delle culture. Giorno dopo giorno si alternavano musicisti e attori, cantautori e artisti. Con l’aggiunta anche di personaggi mitici come il produttore Antonio Coggio, autore di tante canzoni di successo di Claudio Baglioni, a partire da “Questo piccolo grande amore” fino a continuare a tutta la produzione degli anni successivi.

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Insomma, sono stati dieci giorni di spettacolo e di cultura, ma anche di incontri, di interviste, di dichiarazioni di affetto dal palco, come quella del jazzista australiano Frank Gambale che ha confessato che non gli era mai capitato di suonare fianco a fianco con un… pinguino, quello verde della Cracking Art. Allora, Artestate è stato festival, proprio perché ha saputo fare il salto di qualità. Era la ventinovesima edizione, ma è stato veramente l’anno zero.

Ciò che rende una manifestazione di spettacoli un festival è proprio l’aria che si respira, le opportunità di incontro che si hanno, l’attenzione dei media, dalla carta stampata ai social network, la qualità dei protagonisti, la quantità di pubblico che arriva. E viste le sventure di Caserta, l’Artestate di Casagiove è stato l’unico festival dell’estate 2016 in Terra di Lavoro. E già lancia la sua sfida per il prossimo anno.

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