Al Capri Hollywood il film sulle acque irpine

«Il colore dell’acqua è il colore dell’anima. Chi sporca l’acqua sporca la sua anima». Un Remo Girone nelle vesti di nonno insegna al giovanissimo Lorenzo d’Agata il rispetto per l’acqua, fonte della vita e risorsa preziosa per l’umanità. E’ una delle scene del film “Il bacio azzurro”, girato tra le sorgenti irpine degli acquedotti Alto Calore e Acquedotto Pugliese, tra Cassano, Montella, Volturara e Caposele che, insieme a Serino, costituiscono uno dei bacini idrici più grandi del pianeta con le sue oltre mille sorgenti.

La pellicola, pensata come un docu-drama dal sapore di fiaba e ad alta fruibilità didattica e mediatica e presentata ieri sera al Capri Hollywood, ha ottenuto la “Nazionalità preventiva” dalla Direzione Cinema per  l’ottenimento del credito d’imposta ed è stata interamente finanziata con il contributo degli sponsor locali e nazionali. Cast importante che, oltre agli già citati Girone e d’Agata, comprende anche Sebastiano Somma e Claudio Lippi. Il film nasce da un progetto dell’Alto Calore Servizi Spa, l’acquedotto irpino-sannita che nel 2013 ha festeggiato i 75 anni dalla sua fondazione per mano di Benito Mussolini. Fu allora che, in coincidenza con la  proclamazione dell’anno mondiale dell’Acqua da parte dell’ONU per la cooperazione e la tutela della risorsa idrica, l’ente ha deciso di dare vita a “Il bacio azzurro”.

La sceneggiatura è stata elaborata attribuendo alla persona “Acqua” il  ruolo principale e mettendo in mostra l’intero ciclo della risorsa idrica: dalla captazione, alla distribuzione, alla depurazione fino allo scarico nei fiumi. Un viaggio che rivela il grande lavoro che c’è dietro all’arrivo dell’acqua nelle nostre abitazioni, fatto di risorse umane, migliaia di chilometri di condotte e opere di alta ingegneria idraulica, tra cui l’esemplare progetto del serbatoio di Solopaca (BN).

In particolare, Sebastiano Somma è l’ingegner Ciretti che lavora presso l’Alto Calore e si ritrova coinvolto nella gestione di emergenza dovuta alla rottura di una condotta principale. Suo figlio Francesco, un ragazzino di 10 anni, invogliato da un progetto scolastico, “Acqua in Tour”, intraprende un viaggio tra paesini e montagne alla scoperta dei luoghi dell’acqua accompagnato dal nonno materno Angelo (Remo Girone), ex funzionario dell’acquedotto in pensione, che oltre a insegnarli il valore dell’acqua, gli dà modo di approfondire la conoscenza del padre, a lungo assente da casa per problemi familiari e impegni lavorativi.

Il titolo del film è tratto da un verso di una poesia di Francesco Garcia Lorca “La Pioggia” e la pellicola è impreziosita dalle interviste di Masaru Emoto, Lynne McTaggart, Sobonfu Somè, Angaangaq, Bob Randall e Maka’ala Yates, con la sceneggiatura di Alberto Rondalli, Pino Tordiglione e Fortunato Campanile; soggetto di Pino Tordiglione e Fausto Baldassarre per la fotografia di Claudio Collepiccolo.

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