All’altare a braccetto

I quotidiani riportano con grande enfasi la nomina di cinque  donne alla presidenza di altrettanti Enti pubblici, ma si fa notare che non si tratta di ruoli operativi. E’ un evoluzione culturale anche se nel XXI secolo dell’era post-cristiana, ed una mezza rivoluzione sotto il profilo dei ruoli.

Problemi di partecipazione  si pongono anche nella vita della confessione cattolica, anche se papa Francesco si è fatto assertore  di una maggiore partecipazione delle donne al governo della chiesa, cioè ai suoi vari discasteri ed uffici, come per esempio alle curie diocesane anche se  non sempre in ruoli apicali, senza dimenticare i vari movimenti ed associazioni  laicali presieduti da donne.  Rimane intatto e non discussa la partecipazione delle donne al sacerdozio ministeriale ed ai suoi vari gradi di accesso,  su cui siamo intervenuti su questo giornale (Figlie di un Dio minore, 12 aprile 2012), in una visione meno sacrale e più comunitaria nel senso della partecipazione alla Cena del Signore, alla celebrazione della sua Pasqua, di cui facciamo memoria. In altre confessioni cristiane, con il maldipancia di cattolici, dopo travagliate discussioni e separazioni donne  sono state ammesse al  servizio sacerdotale ed episcopale e lo esercitano per le loro comunità.

Domenica delle Palme, nella commemorazione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme nella Rettoria di S. Maria della Speranza a Scampia alla prima celebrazione domenicale, dopo la benedizione della Palme  nell’ingresso, i fedeli cantando con i rami di olivo  si sono fiondati in chiesa e sono rimasto solo. Mi sono rivolto ad una signora di mezza età vicina e le ho chiesto se mi accompagnava all’altare, e senza tante parole con un mezzo  sorriso sulle labbra  mi ha preso sotto il braccio e così siamo andati a braccetto  all’altare nell’indifferenza dei presenti.

Il problema della partecipazione non marginale delle donne alla vita della chiesa, a nostro avviso, si pone a livello di base nella vita concreta delle comunità cristiane in cui sono vissuti nel contempo il sacerdozio universale dei fedeli ed il sacerdozio ministeriale nella celebrazione eucaristica e dei sacramenti. Più problematica  è la gestione e cura della comunità cristiana nelle sue varie espressioni e la presenza e vitalità  anche nel nostro territorio degli organismi ecclesiali di partecipazione previsti che sembramo relegati sullo sfondo per l’affermazione talora   – come nella società – di uno stile personalistico se non autoritario da parte del sacerdote  nella conduzione della comunità. Deve crescere nei fedeli e nei presbiteri la convinzione che la chiesa o comunità cristiana è “cosa nostra” cioè  di tutti secondo un ragionevole ordine dei vari servizi ed uffici.

Non si può solo cantare tutti insieme nelle varie celebrazioni, ma andare a braccetto alla stessa Cena pasquale? Buona Pasqua a questa città senza una mission.

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