Ambrosone: «Irpinia di base non vuole contribuire alla confusione del PD»

La Conferenza programmatica organizzata dal Partito Democratico in Irpinia, che si terrà il 28 e 29 novembre, registrerà tra le altre cose la partecipazione di Enza Ambrosone e della sua Irpinia di Base, associazione presentata ufficialmente a fine ottobre  e fa capo anche al consigliere comunale avellinese Carmine Montanile. Ambrosone, ex coordinatrice provinciale in Irpinia dell’Udc, si colloca oggi ad Avellino all’opposizione rispetto alla maggioranza di marca PD che sostiene il sindaco Paolo Foti. Maggioranza che negli ultimi giorni ha manifestato palesemente le tensioni che la attraversano da mesi e che, subito dopo la cocente sconfitta elettorale subita alle Provinciali, avevano anche portato il primo cittadino a dimettersi.

Iniziamo proprio da un commento delle vicende del Comune di Avellino.

«Al Comune di Avellino siamo al paradosso: abbiamo assistito al ritiro delle dimissioni del sindaco e alle sue dichiarazioni in Aula su un programma, anche molto ambizioso, in relazione alle cose da fare, ma non ha chiarito in alcun modo le ragioni che lo hanno portato alle dimissioni, cioè la fragilità della sua maggioranza e le divisioni interne al gruppo del Partito Democratico. Noi lo abbiamo più volte invitato ad affrontare in Consiglio Comunale la vicenda apertamente, partendo dal presupposto che in queste condizioni né il sindaco, né la sua maggioranza riusciranno a portare soluzioni ai problemi di Avellino. A fronte di questo, semmai avessimo avuto bisogno di prove sulla bontà delle cose che dicevamo, abbiamo assistito per due volte al Consiglio Comunale andato deserto, a ridosso del ritiro delle dimissioni. Stamattina (ieri per chi legge, ndr) abbiamo anche avuto modo di verificare la leggerezza con la quale vengono affrontate questioni di rilievo per la città come la rinegoziazione dei mutui e ci appare paradossale il richiamo alla responsabilità quando proprio chi è legittimato dal voto degli elettori a governare, viene meno».

Però la sua associazione Irpinia di Base si è fatta promotrice nella sua prima uscita ufficiale di una possibile “edificazione” del centrosinistra organico in Irpinia.

«Il discorso rimane tutto in piedi, noi avevamo invitato Foti a riflettere su questo percorso: nel momento in cui incrocia una fase di fibrillazione e di difficoltà che non riesce più a sottacere e nascondere, che nasce da divisioni del Pd, lo avevamo invitato a verificare in Consiglio le condizioni per dialogare all’interno del perimetro del centrosinistra su un programma snello, con le forze che vogliono lavorare a un progetto riformatore per la città».

Lei nel weekend parteciperà alla Conferenza programmatica del Partito Democratico in Irpinia. Possiamo intendere questa scelta come un ingresso ufficiale nel PD?

«Il PD ha inteso promuoverla aprendo a forze e movimenti che si riconoscono in questo tipo di iniziativa, alle forze che vogliono partecipare e dare un contributo. Non abbiamo mai nascosto il nostro obiettivo di arrivare all’interno del PD e pensiamo che questa sia un’occasione importante in termini di confronto e proposta. I passaggi successivi saranno conseguenti».

Permetta la provocazione. Così Irpinia di Base finirà per essere l’ennesima corrente del PD..

«Non necessariamente, non entriamo per contraddire qualcuno o coltivare una nicchia. Noi siamo portatori di una storia, depositari di valori e proponiamo un approccio reale rispetto alle problematiche. Non vogliamo contribuire alla confusione, ma all’elaborazione di una proposta che si concretizzi nella strutturazione di un PD che recuperi, nell’alveo del centrosinistra, quei principi ispiratori che hanno portato a unire le esperienze culturali dei democratici di sinistra e dei cattolici democratici».

E per quanto riguarda invece la parte politica da cui proviene, l’Udc, crede sia costruttivo per il PD cercare il dialogo anche con loro?

«I percorsi che ciascuno di noi fa sono consapevoli e maturati nella responsabilità. Non c’è volontà di rifuggire né di osteggiare. La mia esperienza nell’Udc si è consumata pubblicamente e si è conclusa per ragioni politiche. Perché secondo me c’è la necessità, oggi più che in passato, visto anche che a livello nazionale il PD sta ripensando la sua collocazione e dovendoci confrontare con il presente senza possibilità di prevedere il futuro, di muoversi nel campo dei riformatori. Il PD non può o non deve occupare tutto lo spazio pubblico, non è il partito della nazione quello cui voglio aderire, ma un partito che ha la forza del riformatore e connotazione sociale. A fronte di questa impostazione, se l’Udc con altrettanta chiarezza e determinazione vorrà contribuire, da parte mia non c’è alcuna preclusione».

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