Appuntamento domenicale con la rubrica “L’ABECEDARIO DEI SOCIAL NETWORK”

Ed ecco le prime voci del nostro alfabeto

A, b, c…

Dalla sua nascita ad oggi Facebook ha attraversato varie fasi e si sono ricercate tutte le modalità possibili ed immaginabili per farne un uso gratificante ed utile alla propria causa. Alla fine, tra mille variazioni e sfumature diverse, si sono stabilizzati atti e comportamenti che abitualmente tutti i giorni appaiono nella bacheca o sul diario dei profili personali degli utenti e che di seguito sintetizziamo in un provvisorio decalogo:
1) Esibizione del proprio corpo e della propria persona attraverso espressioni, pose e abbigliamento scelti all’ occorrenza.
2) Selfie in compagnia di una o più persone per condividerne lo stato d’ animo del momento e raggruppare più persone nell’ambito della stessa sfera emotiva.
3) Proteste, contraddittori, esternazioni, polemiche su fatti, specie se attinenti alla politica, di risonanza nazionale o locali.
4) Viaggi, vicini e lontani: anche una semplice passeggiata in montagna può diventare, per tanti, un grande viaggio, da rappresentare e raccontare a tutti come una esperienza eccezionale.
5) Frasi celebri: in generale copiate e tratte dall’ infinita offerta del web, in cui ci si rispecchia e da cui prendere e trasmettere lezioni esemplari.
6) Dimostrazione di grandezza, bellezza, onnipotenza, appagamento, grande soddisfazione. Autocelebrazione della propria persona e della propria esistenza.
7) Copia ed incolla di link maggiormente curiosi o divertenti o interessanti, ma per lo più inutili e che lasciano il tempo che trovano.
8) Diffusione di “bufale” e notizie inutili e ripetitive.
9) Presenza o partecipazioni ad eventi e manifestazioni pubbliche di particolare interesse per dire: “Io c’ero”.
10) Rievocazione, in occasione di particolari anniversari, di personaggi ed eventi famosi del passato attraverso la pubblicazione di scritti, immagini, video.

Questo elenco definisce in buona parte una linea standard da cui Facebook ed i social network ormai non si spostano più, non lasciando più spazio ad innovazione ed idee. La ripetitività è la caratteristica principale del social network attuale. Accendiamo il telefono, apriamo il social, lo ritroviamo in un modo e all’ indomani lo ritroviamo allo stesso modo. Sicuramente questo look sta bene agli autori di Facebok , visti gli incassi che ne ricavano, e conviene anche ad una grossa fetta di utenza, soddisfatta dell’ utilizzo attuale del mezzo. Magari le menti più riflessive e aperte si augurano un cambiamento delle cose, una evoluzione del fenomeno social differente. Il suo fondatore, i cultori della materia, gli scettici, gli abitudinari, i deboli, gli adolescenti … tutti concorrono a poter cambiare il verso delle cose. La scelta dipende da tanti fattori e tanti protagonisti e scegliere in un modo o nell’ altro potrebbe essere conveniente o distruttivo per uno, per qualcuno o per tutti. Ma il tempo ed il suo scorrere sveleranno le carte nascoste e proporranno un diverso scenario, chissà quando. Staremo a vedere.

Amici, amici e amici

Lo psicologo Robin Dunbar nel gennaio 2016 ha pubblicato una ricerca sulla rivista Royal Society Open Science in cui sostiene che nella vita c’è spazio solo per pochi amici, dato che oltre un certo numero il nostro cervello non riesce più a gestirli. Le misure perfette dell’amicizia – 5, 150 e 500 – corrispondono alle tre accezioni della parola “amico”. Cinque sono le persone su cui contare nella buona e nella cattiva sorte, 150 le persone che sentiamo emotivamente vicine e 500 quelle con le quali scambiamo due chiacchiere incontrandoli per strada.
E gli amici di Facebook? Intervistando 3300 inglesi fra i 18 e i 65 anni, l’85% dei quali usa i social network quotidianamente, lo studioso ha scoperto che anche nel mondo online di Facebook le misure perfette dell’amicizia restano in vigore. C’è chi ha 1000 e più amici, ma molti nel mondo reale si definirebbero semplicemente dei conoscenti, altri neanche si conoscono personalmente ma si richiede la loro amicizia o si concede la nostra solo sulla base di un interesse comune (il tifo per una squadra di calcio, la passione per una collezione di particolari oggetti, l’amore per i gatti o i cani o per la filosofia…). Il fatto è che, scrive Dunbar: “Un rapporto per essere mantenuto ha bisogno di essere rafforzato da un incontro reale ogni tanto. Quando non riusciamo a vederci, possiamo contare sui social network per rallentare lo sgretolarsi della relazione. Ma nessuna amicizia può evitare di trasformarsi in una semplice conoscenza senza un faccia a faccia periodico, senza il quale un rapporto non può resistere al passare del tempo”.

Allora bisogna essere consapevoli che il termine amicizia su Facebook non designa una relazione profonda e psicologicamente impegnativa, ma semplicemente un rapporto fatto di condivisioni di interessi nel migliore dei casi; di relazioni mondane, gioco e vanità negli altri.

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