Asili nido, ancora tagli al Mezzogiorno

Questa volta non è colpa della Regione Campania, perlomeno non direttamente. Il taglio dei fondi per gli asili nido del Mezzogiorno è stato deciso a Roma dalla commissione bicamerale per il Federalismo fiscale che, nonostante il sottosegretario Graziano Delrio avesse parlato di grave errore tecnico, ha approvato quanto deciso e lasciato a secco tanti Comuni del Sud Italia in una seduta che ha registrato l’assenza di tutti i parlamentari meridionali. Secondo quanto riporta “Il Mattino”, i rappresentanti del Sud in commissione era impegnati altrove o troppo oberati di lavoro: di qui la distrazione che però è costata cara.

La Bicamerale ha infatti dato il via ufficiale all’utilizzo dei «fabbisogni standard» nell’assegnazione dei soldi ai singoli Comuni. In pratica, i fondi per tutti i servizi gestiti dagli enti comunali (dalla sicurezza con i vigili urbani all’anagrafe, dall’illuminazione stradale alla programmazione urbana, dalla gestione del verde alla manutenzione stradale fino alla raccolta rifiuti e ai trasporti) non saranno più assegnati in base alla spesa storica, ma tenendo conto dei reali bisogni della popolazione. Una novità positiva se non fosse che i tecnici della Sose (società del ministero del Tesoro) e quelli della Copaff (Commissione paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale) hanno escluso dal calcolo dei fabbisogni standard due servizi: istruzione e asili nido. Così per quest’ultimi l’assegnazione dei fondi è avvenuta per l’anno 2015 in base alla spesa storica che è ferma al 2010.

«Sulla ripartizione dei fondi per gli asili nido, che penalizza il Sud e la Campania, abbiamo già inviato una diffida al Governo – ha assicurato il governatore campano Stefano Caldoro che è anche vicepresidente della Conferenza Stato-Regioni – Considerando il dato storico e non il fabbisogno si penalizzano le famiglie campane. Non si può dare a chi ha di più, non si possono concentrare le risorse dove ci sono più strutture».

Secondo l’Istat, in un report di luglio 2014, la percentuale di Comuni che offrono il servizio di asilo nido, sia sotto forma di strutture sia di trasferimenti alle famiglie per l’utilizzo di servizi privati, è passata dal 32,8% dell’anno 2003/04 al 50,7% del 2012/13, ma con importanti differenze territoriali. Al Sud il 3,6% dei residenti fra 0 e 2 anni usufruisce di asili nido comunali o finanziati dai Comuni contro il 17,5% del Centro; mentre la percentuale dei Comuni che garantisce il servizio varia dal 22,5% al Sud all’76,3% al Nord-Est.

«In un Paese che vuole crescere e ridurre le distanze – ha continuato Caldoro bisogna considerare le condizioni di disagio più forti. I nostri Comuni, per ragioni storiche e ritardi antichi, sono stati penalizzati. In altri settori si considerano i costi standard e il fabbisogno, in questo caso no e si crea così una ingiustizia sui più giovani e le famiglie. Presenteremo un ricorso al giudice amministrativo contro il provvedimento che verrà adottato in applicazione dei criteri ingiusti e iniqui assunti. Il sottosegretario Delrio ha riconosciuto, con grande onestà intellettuale, che c’è un errore grave. Tocca allora alla politica, ai rappresentanti in Parlamento cancellare queste norme contro il Sud. Sia chiaro – ha concluso il governatore – non chiediamo un euro in più rispetto ad altre parti del Paese, eppure ci sarebbero ragioni per farlo, chiediamo che vengano rispettati i diritti costituzionali».

«La spesa storica – ha dichiarato invece Luigi Gallo, deputato del Movimento Cinque Stelle – non è un valore adeguato perché viene valutata soltanto la capacità degli amministratori di gestire ed utilizzare i fondi. E’ scandaloso che il Sud possa essere penalizzato per l’incapacità di chi amministra i singoli Comuni o le Regioni. E’ per questo che il Movimento Cinque Stelle difende il costo standard, in ragione dell’efficienza della spesa pubblica e si oppone ai criteri di spesa storica che penalizzano il diritto allo studio e quello all’istruzione».

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