Capodanno: “Supermercati impreparati, morire di fame o di coronavirus?”

Mentre la maggior parte degli esercizi commerciali restano chiusi, quale conseguenza della pandemia generata dal coronavirus, i negozi che vendono prodotti alimentari e, in particolare, i supermercati, sono tra i pochi che possono continuare a rimanere aperti, con introiti economici presumibilmente anche lievitati, alla luce della preoccupazione, al momento del tutto ingiustificata, che, da un momento all’altro, potrebbero chiudere anch’essi. 

Di certo questi esercizi sono tra i pochi ad avere introiti garantiti sicché, tra l’altro, non avranno problemi a fare fronte alle uscite. A ragione di ciò risulta ancora più ingiustificato il dato che, di fronte all’attuale emergenza, non solo si siano rivelati, almeno per quello che ho finora potuto personalmente verificare, del tutto impreparati ma non si siano neppure adeguati, durante questo lasso di tempo, per venire incontro alle esigenze della loro clientela abituale, in particolare, incrementando personale addetto, orari di lavoro e quant’altro, al fine di accelerare la consegna della spesa a domicilio, evitando le lunghe code, dinanzi agli ingressi, che si stanno registrando in questi giorni, con conseguenze immaginabili. Un esempio per tutti: oggi per continuare a dare il mio personale contributo di rimanere a casa con la famiglia, ho deciso di effettuare la spesa on line presso un supermercato posto nel quartiere partenopeo del Vomero.

Sono andato sul sito e ho cominciato a riempire il mio carrello virtuale. Dopo aver inserito i prodotti alimentari necessari, ho cliccato sulla scritta “ordina”. Si è aperta così la pagina per la scelta del giorno nel quale ricevere la spesa a casa. Ebbene, dopo aver effettuato, diversi tentativi  per le giornate precedenti, nel corso dei quali compariva sempre la scritta “la disponibilità  per questa data è esaurita”, finalmente si è aperta la pagina “scegli l’orario nel quale ricevere la spesa”. L’unico problema è che, a quel punto, per avere la spesa a casa, avrei dovuto aspettare ben otto giorni. Sì, proprio così, otto giorni durante i quali presumibilmente io e la mia famiglia dovremmo vivere d’aria. E dalle notizie che mi pervengono questa situazione non è affatto un’eccezione anzi, almeno al Vomero, quartiere dove i supermercati peraltro abbondano, rappresenterebbe allo stato una realtà con la quale devono fare i conti tantissime famiglie.

Da qui l’appello alle istituzioni competenti affinché tra le questioni che vanno affrontando in queste ore, provvedano, in tempi rapidi, anche a questa emergenza nell’emergenza. Insomma noi cittadini che vogliano rimanere a casa, cosa dobbiamo fare di fronte all’impossibilità di poterci approvvigionare dei generi alimentari di prima necessità: aspettare di morire di fame o rischiare, uscendo di casa per fare la spesa, di ammalarci di coronavirus?

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