CASERTA, PRIMARIE PD: A TU PER TU CON ENZO BATTARRA

In vista delle prossime primarie del PD a Caserta, quattro sono i nomi di coloro che si contenderanno la carica di sindaco, tra cui l’avvocato Carlo Marino, l’ex consigliere comunale Andrea Boccagna, l’esponente di Rifare l’Italia Enrico Tresca, ed Enzo Battarra di LabDem. Abbiamo parlato della sua candidatura proprio con Battarra, già assessore comunale, nonché dermatologo, esperto di arte e giornalista.

 

Dottor Battarra, alcune personalità del PD ritengono che la città di Caserta abbia bisogno di un’amministrazione che chiuda con il passato, e con quanti hanno governato negli ultimi due decenni. Lei cosa ne pensa?

«Personalmente ritengo che si debbano distinguere le responsabilità di governo. Non si può imporre una chiusura netta col passato perché esistono diversi livelli di responsabilità. Io stesso sono stato assessore al Turismo del Comune di Caserta con delega alla Cultura, e penso che aver governato nella città, ottenendo anche l’approvazione dei cittadini, non implichi necessariamente un neo o una macchia nel proprio curriculum. Anzi, il fatto di essersi in un certo senso già “sporcato le mani”, può anche essere un punto di forza, poiché vuol dire avere familiarità con le istituzioni. La macchina comunale richiede un certo tempo di rodaggio, per cui chi ha già esperienza nel settore può trarre da essa anche un vantaggio».

 

Possiamo dire che la sua candidatura sia ormai ufficiale. Che cosa si aspetta da queste primarie?

«Le primarie dovrebbero essere uno strumento in grado di richiamare la più ampia partecipazione possibile da parte dei cittadini, devono essere libere nel voto, aperte, e mi auguro che possano essere delle primarie di coalizione, con tutti i partiti politici che fanno riferimento a De Luca. Spero che il centrosinistra schieri in campo anche delle liste civiche, che siano uno specchio del territorio e che coinvolgano i rappresentanti delle istituzioni».

 

Nell’ultima classifica de Il Sole 24 Ore sulla qualità della vita nelle città italiane, Caserta figura agli ultimi posti. Fermo restando che in ogni classifica possono esistere dei margini di errore, la sua posizione resta comunque molto bassa (come del resto quella degli altri capoluoghi campani). Quale può esserne la ragione?

«Siamo stati abituati a vedere per anni Caserta sempre agli ultimi posti delle classifiche, ma ciò accade anche perché alcuni indicatori non ci sono favorevoli, e mi riferisco in particolare ai settori del welfare, dei trasporti e dei servizi pubblici. Eppure ad uno sguardo più attento la nostra città si rivela nient’affatto sterile. Il bello di Caserta è proprio che, per quanto ci siano delle carenze gravi, al di sotto di queste si registra la presenza di tante piccole realtà che fanno ben sperare. Guardiamo al teatro, tanto per fare un esempio: al di là di quello istituzionale, ci sono tanti piccoli teatri che magari non riescono ad essere presi in considerazione da chi redige queste classifiche, ma che sono indice di una vivacità e di un buon retroterra culturale. Attività del genere non sono indicizzabili, ma vanno ugualmente tenute in considerazione quando si va oltre le aride somme matematiche».

 

Un’ultima curiosità: lei esercita la professione di dermatologo, ma si occupa attivamente anche di arte. Da dove nasce questo insolito connubio tra la medicina e una disciplina umanistica?

«In realtà tra l’arte e la medicina esiste un connubio storico, che ci riporta assai indietro nel tempo, ma per limitarci alla mia esperienza, posso dire che la passione per la prima è nata al liceo classico, grazie ad un critico d’arte che ho avuto la fortuna di avere come docente, mentre l’interesse per la medicina mi è stato trasmesso da mio padre. A questi due maestri devo le mie due passioni. Mi piace dire che in entrambi i campi opero sulla superficie: su quella della pelle, quando si tratta di dermatologia, ma anche sulla superficie dei quadri quando mi occupo di arte».

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