CASTELLO:”HO VISTO IN TV IL CONFRONTO RENZI-ZAGREBELSKY.L’ABILITA’ HA VINTO SULL’APPROSSIMAZIONE.”

Anche se a fatica (purtroppo ho finito tardissimo di lavorare e non l’ho potuto seguire in diretta) sono riuscito a recuperare buona parte del confronto di ieri sera tra Renzi e Zagrebelsky sulla riforma costituzionale e, quindi, sulle “ragioni del no” e su “quelle del si”…

Considerato il contesto, tenuta presente la finalità dello stesso ed altresì considerate le diverse, specifiche abilità “in campo”, non c’è voluto molto a capire che Renzi, a Zagrebelsky, dal punto di vista mediatico, gli ha fatto il “mazzo a tarallo” (ovviamente chiedo scusa per il “francesismo partenopeo”)… L’esimio Costituzionalista (che ho sempre apprezzato per aver studiato su molti dei suoi libri) ha fatto oggettivamente sfoggio di una “semantica” eccessiva e poco incisiva (peraltro “inciampando finanche in se stesso”, e più di una volta, purtroppo).

Il “messaggio di merito”, “ai più”, sarà arrivato per 2/10.000, forse; quello relativo alla contesa, allo scontro dialettico, invece, sarà arrivato in modo molto più massiccio e di certo non avrà spinto a favore di quello che si è oggettivamente appalesato come “un evidente parruccone”!

Un confronto politico non è una lezione universitaria di diritto e Renzi, il confronto di ieri, lo ha vinto…

Se i sostenitori del no pensano di vincere senza porsi il problema di una efficace ed efficiente comunicazione, hanno già perso in partenza.

Troppo semplicistico (e finanche tremendamente indegno ed offensivo) sarebbe assumere che il popolo non sarebbe all’altezza di capire. Il popolo capisce tutto ciò che è spiegato chiaramente ed in modo efficace. Non tenerlo presente (come in effetti fa buona parte della presunta classe dirigente del centro-destra, in generale, e del mondo “liberale”, in particolare) sarebbe l’ennesima prova provata di una conclamata incapacità nel cogliere, non soltanto le ragioni “di ieri” e “dell’oggi”, ma anche quelle “del domani”.

L’approssimazione non porta e non porterà mai da nessuna parte, proprio come la supponenza fine a se stessa. Ci vogliono preparazione e metodo. La “macchina del consenso” è cosa molto complessa ed una efficace ed efficiente comunicazione ne farà sempre parte come elemento (quasi) costitutivo.

Potrai anche avere delle buone idee, ma se non riuscirai a farti capire… Ed il problema non bisogna (e non bisognerà) continuare a vederlo (necessariamente) in chi “non sarebbe capace di ascoltare”: molto spesso, “il problema”, c’è l’ha proprio chi, immaginandosi “guida morale del paese”, non riesce a parlare manco a se stesso.

Il merito è anche – e soprattutto – capacità di farsi capire. Di essere in sintonia con gli altri. Di conquistare la loro testa ed anche il loro cuore. La sfida è un po più elevata e complessa di quanto si possa immaginare…

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