CHIESA DEL GESU’ : STORIA E TRADIZIONE

Tra i più importanti luoghi di culto di Napoli e del Sud Italia, la Chiesa del Gesù Nuovo deve la sua bellezza agli innumerevoli capolavori che la compongono. Basti pensare alla controfacciata del 1725 di Francesco Solimena, con la sua Cacciata di Eliodoro dal tempio, dove elementi architettonici classicheggianti contornano il centro dell’azione, tra colori chiari e luminosi e movimenti plastici, o agli affreschi di Luca Giordano nel Cappellone di San Francesco Saverio, fino ad arrivare alle opere marmoree di Cosimo Fanzago, da  Sant’Ambrogio a Sant’Agostino. Un’ulteriore opera d’arte, però, si nasconde tra le bugne della facciata rinascimentale : uno spartito musicale. Costruita su progetto dell’architetto gesuita Giuseppe Valeriano, tra il 1584 e il 1601, la chiesa sorge sull’area dell’antico palazzo dei Sanseverino. L’interno si distingue per la straordinaria ricchezza dei marmi che lo ricoprono quasi interamente, dal pavimento, alle cappelle e alle pareti. Le uniche parti rimaste intatte dall’antico palazzo nobiliare sono il portale rinascimentale e la facciata a bugne, protagonista, quest’ultima, di una particolare leggenda. Il bugnato del Gesù Nuovo presenta, sin dalla sua nascita, per volere di Roberto Sanseverino, dei particolari simboli a lato delle piccole piramidi che lo compongono. Si narra che esso venne creato dai cosiddetti maestri pipernieri, i quali, oltre ad essere abili manipolatori della durissima pietra di piperno, possedevano anche una profonda conoscenza di segreti esoterici, essendo in grado, per questo motivo, di caricare la pietra di energia positiva. Secondo la leggenda sarebbe questa, dunque, l’origine dei simboli. Fu al momento della collocazione che qualcosa andò storto. Le pietre segnate vennero piazzate a caso, provocando l’effetto contrario a quello voluto : attirarono ogni tipo di sciagura, dalla confisca del bene all’esilio dei Sanseverino, dalla cacciata dei Gesuiti ai crolli della cupola. Dopo anni di studio e di passione, è dello storico dell’arte Vincenzo de Pasquale la scoperta che dietro quei simboli, si celino lettere dell’alfabeto aramaico. I segni sono sette, ognuno dei quali corrisponde ad una nota musicale. Ne è uscita fuori una melodia della durata di tre quarti d’ora, a cui si è voluto dare, per ovvi motivi, il nome di Enigma. Il sogno di De Pasquale sarebbe quello di eseguire in pubblico, proprio nella Chiesa del Gesù Nuovo, il frutto non solo del suo incredibile lavoro e della sua dedizione, ma anche della straordinaria storia e cultura napoletana, che, a distanza di anni, riesce a stupire e a regalare emozioni sempre nuove ed uniche .La Chiesa presenta elementi architettonici tipici delle chiese barocche. Un discepolo di Michelangelo, Giacomo della Porta disegnò una facciata che illustra l’influsso del suo maestro nell’esecuzione scultorea della superficie architettonica. Il prospetto a due livelli, rivestito di pilastri e colonne corinzie, mette in relazione l’esterno della chiesa con l’interno e permettendo di intuire le altezze diseguali della navata e delle cappelle laterali. Il problema architettonico di come armonizzare questa differenza ha una storia lunga, e Della Porta trae ispirazione dal passato, volgendo il suo sguardo fino alla facciata dell’Alberti per S. Maria Novella a Firenze (1456) e impiegando puntoni curvi o volute alle estremità del piano superiore, per mascherare il profilo irregolare della facciata e collegare visualmente i due livelli. In seguito, questa soluzione divenne un elemento comune delle chiese a piano longitudinale costruite a Roma. Nel disporre coppie di pilastri a intervali regolari lungo la faccia della chiesa ad entrambi i livelli, Della Porta mette l’enfasi sul collegamento verticale invece che sul dinamismo orizzontale. Per accentuare però il portale principale, l’architetto rompe la trabeazione e porta avanti di un passo verso la piazza l’intera porzione centrale. L’aggiunta delle colonne fiancheggianti e il doppio timpano al di sopra incornicia e fa risaltare l’entrata. La decorazione rimane minima, in conformità con l’identificazione dei gesuiti con la riforma ecclesiastica del periodo. Il grande stemma sopra il portale principale reca il monogramma di Gesù, mentre le due nicchie fiancheggianti accoglieranno le due statue di S. Ignazio (a sinistra) e di S. Francesco Saverio (a destra) solo nel decimosettimo secolo.

 

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