Ciambriello:”La camorra è una macchina da guerra, c’è chi finge di non vedere, di non capire.Ripartiamo dai loro “bambini a metà”.

La camorra non ha tribunali,non ti convoca per processi di primo o secondo grado,non ti dimentica. Uccide. La morte è l’unica pena conosciuta nel mondo camorrista. Se non si accetta questo semplicissimo ma devastante principio immorale è difficile capire certe faide napoletane e diventa complicato e inverosimile proteggere cittadni e territorio.Indignarsi non basta più! Uno dei requisiti per essere uno Stato nello Stato è quello della segretezza. La Camorra,”Il Sistema” si regge su questo disvalore,sulla paura,sul contesto sociale ed economico della protezione. “Il Sistema” più che una struttura,è un meccanismo dove l’economia è il suo perno principale.

La camorra alligna in un territorio dove cerca consenso e dove avrà e continuerà ad avere tanto più consenso quanto meno vi sarà la presenza dello Stato nell’offrire i servizi che la popolazione cerca. Il servizio giustizia, il servizio sicurezza, il servizio economia,la rete sociale. Nelle periferie, in particolare, dove interi pezzi di territorio,di spazi,anche pubblici,anche di edilizia pubblica,sono letteralemte occupati dal Sistema. E in questi microcosmi nascono interessi che poi diventano struttura economica finanziaria operativa composta da imprenditori e boss.

La camorra è una macchina da guerra, c’è chi finge di non vedere, di non capire.

La camorra è un proliferare di occasioni per mettersi in “vetrina”,anche con la politica,per speculazioni di sottogoverno,nelle municipalità e nella burocrazia corrotta.

Della camorra,degli uomini della camorra sappiamo tutto,delle donne in ascesa sappiamo molto più di prima,dei fanciulli,degli adolescenti che crescono,di questi “bambini a metà” conosciamo progetti e sogni.

Io credo che da questi “bambini a metà” dobbiamo ripartire. Dobbiamo intercettare il loro consenso,il loro senso di orgoglio e di appartenenza,il loro sentirsi diversi e superiori.

Questa umanità non deve pensare solo ai suoi bisogni materiali,ma deve essere felice nella bellezza delle arti e nella cultura,devono scoprire la forza e la ricchezza della conoscenza e del sapere,vivere la scuola come una grande opportunità. Con fatica, con intelligenza,con investimenti nel sociale, a poco a poco,si possono portare questi adolescenti a vivere una vita normale,e strapparli ad un destino già scritto. Le Istituzioni ai vari livelli,le parrocchie,le associazioni ,i mass-media,devono fare rete. Liberare i minori,educare gli adulti.

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