CIAMBRIELLO:PAOLO BORSELLINO,AL DI LA’ DELLE RITUALITA’ NON FU UN EROE,MA UN ESEMPIO. PERCHE’ TANTI DEPISTAGGI SULLA SUA MORTE?

A distanza di 25 anni dalla strage di via D’Amelio,in cui morì Paolo Borsellino e la sua scorta, e da quella precedente di Capaci, par di capire, anche per alcuni successivi attentati, non c’è da aspettarsi molto, con buona pace della verità e della giustizia. Continua la lunga notte dei depistaggi. ma parliamo del magistrato Paolo Borsellino.

Nel libro di Alessandra Turrisi “L’uomo giusto”, il ritratto inedito del giudice ucciso a Palermo dalla mafia il 19 luglio 1992 Il racconto di chi gli era più caro: «Non fu un eroe, ma un esempio» Quello che ci offre la Turrisi,”Paolo Borsellino, l’uomo giusto” (San Paolo, pagine 120, euro 15,00),  è un affresco inedito ed emozionante non di un eroe, ma di un uomo con un «sorriso di accoglienza» e una «risata contagiosa», severo ma «giusto », di grande fede, che «quando va in Chiesa, entra in ginocchio ed esce in ginocchio», «un padre, con tutte le sue debolezze, un figlio fino alla fine vicino alla madre». Un magistrato che «ha voluto compiere fino in fondo il proprio dovere», senza compromessi, ecco. «Accettando il rischio», qualunque siano – è lui che parla – «le conseguenze del lavoro che faccio, del luogo dove lo faccio. E vorrei dire, anche di come lo faccio». Senza lasciarsi «condizionare dalla sensazione o dalla certezza che tutto questo può costarci caro».

Ecco le parole pronunciate il 31 luglio del 1988 dal giudice Paolo Borsellino, interrogato per ben quattro ore dal Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) e dal Comitato Antimafia, dalle 10:00 alle 14:00:“Il problema della lotta o comunque delle indagini sulla criminalità mafiosa io lo sento profondamente, non vedo perché l’opinione pubblica non debba essere interessata di questo problema; anzi è pericoloso quando l’opinione pubblica non viene interessata a questo problema, che non è una lotta tra giudici e mafiosi, né tra poliziotti e mafiosi, ma è un problema che interessa tutti”.

Dopo la morte di Provenzano,dopo quelle parole che nessuno ha voluto ascoltare.Dopo la sua latitanza da record. Camorra e mafia continuano ad infestare il territorio. Spesso non sono l’antistato,ma dentro lo Stato e le Istituzioni.
Ci sono contromosse? C’è puzza di ritualità! Che cosa occorre pagare alla mafia?Un popolo senza memoria non ha futuro.Ma solo la verità sulle stragi di Stato può portare giustizia.
Su Borsellino familiari divisi, in una Regione dove è in atto un’azione di dossieraggio, dove ci sono i giochetti della politica,dove gli imprenditori antimafia sono collusi!
Basta con l’antimafia degli slogan,con il presenzialismo da tutta Italia,noi siamo con l’antimafia delle associazioni che costruiscono consapevolezza critica e denuncia profetica,noi siamo con magistrati e forze dell’ordine che quotidianamente,con grandi sacrifici,portano avanti battaglie ed indagini.
Testimoniare la passione civile significa cambiare la politica e costruire il bene comune.
Paolo Borsellino e la sua scorta vivono. Tante vittime innocenti della malavita vivono.le loro idee continuano a vivere,nella mente e nel cuore di tantissimi di noi,nella nostra sensibilità,nella nostra indignazione,nel nostro coraggio. Paolo lo ripeteva.”E’ bello morire per ciò in cui si crede;chi ha paura muore ogni giorno,chi non ha paura muore una volta sola.”

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