Cile, monta la protesta a sfilare per le strade di Santiago migliaia di donne contro la repressione del governo Piñera.

Il sottosegretario agli Interni cileno, ha reso noto che in tutto il Cile ieri si sono registrate 37 marce per lo più pacifiche che hanno riunito oltre 40.000 persone. In particolare, a Santiago, si è snodata una marcia particolare, a infoltire le file di questa particolare iniziativa, un migliaio di donne che hanno attraversato il centro in una marcia silenziosa e totalmente pacifica per rendere omaggio alle vittime stando a quanto riportato dal Ministero degli Interni le vittime ad ora accertate durante le proteste in corso nel paese da circa quindici giorni sarebbero venti. Le donne, a sostegno del pensiero unanime dei cileni,  hanno sfilato vestite a lutto con le braccia rivolte verso il cielo e un fiore bianco in mano, esponendo alla testa del corteo un grande striscione nero con la scritta “Donne in lutto”. Il corteo di queste coraggiose donne sono partite dal parco vicino a Plaza Italia riversandosi lungo la Alameda, l’arteria principale della città, esprimendo in modo totalmente pacifico tutta la propria insoddisfazione per le forti disuguaglianze sociali nel paese e chiedendo a gran voce le dimissioni del presidente Sebastián Piñera. Mentre nel pomeriggio ci sono stati disordini, durante lo svolgimento di un’altra manifestazione in Plaza Italia, senza provocare incidenti degni di nota. Il malcontento, è sormontato venerdì 18 ottobre, il governo di Piñera ha dato da subito seguito rispondendo duramente, dichiarando la nazione “in guerra” e decretando lo stato d’emergenza, ed inviando l’Esercito nelle strade per imporre il coprifuoco. Il leader conservatore nei giorni successivi, ha tentato di andare parzialmente incontro alle richieste della popolazione con l’annuncio di una serie di misure sociali. Piñera ha chiesto la collaborazione dell’opposizione, in una sua valutazione, ha effettuato un rimpasto di governo con la sostituzione di ben otto ministri. Constatando la continuazione delle proteste e degli atti di vandalismo, si è visto costretto ad annullare i due forum internazionali che il Cile avrebbe dovuto ospitare nei prossimi 50 giorni: il vertice dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC), in programma il 16 e 17 novembre a Santiago, e la XXV Conferenza delle Nazioni Unite sul clima prevista nelle prime due settimane di dicembre. Intanto, prima della marcia, la sera del 31 ottobre, nella capitale si sono incontrati gli osservatori dell’Alto commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (UNHCHR), giunti lunedì scorso in Cile, e i rappresentanti dell’Istituto nazionale per i diritti umani (INDH). Il vertice è stato organizzato per concordare l’operato di una missione congiunta per indagare su eventuali violazioni commesse nei confronti dei manifestanti. Sergio Micco, direttore dell’INDH attraverso un comunicato emesso al termine della riunione ha dichiarato: «Abbiamo consegnato alle Nazioni Unite i risultati del nostro monitoraggio della situazione negli ospedali, nelle sedi della polizia e nelle manifestazioni, e le azioni penali e legali che abbiamo intrapreso».Gli osservatori dell’UNHCHR, rimarranno nel paese fino al 22 novembre. Nei prossimi venti giorni avranno la possibilità di raccogliere informazioni e testimonianze incontrando funzionari governativi, rappresentanti della società civile, vittime e altri “protagonisti” dello scenario che ha segnato il panorama delle principali città cilene.

A cura di Raffaele Fattopace

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