Colloqui in carcere, Ciambriello: “Finalmente si riprende, proposte di prevenzione sulle baby-gang e inviti alla responsabilità”

 

Il Garante dei detenuti della Regione Campania, Samuele Ciambriello, nella sua diretta Facebook affronta diverse tematiche attuali importanti.

L’avviso di maggior rilievo è la ripresa dei colloqui in carcere, chiarendo che le modalità, l’organizzazione e i tempi sono stati messi in campo per la completa sicurezza dei detenuti e dei loro parenti e sono state misure decise con il Provveditore Regionale Amministrazione Penitenziaria, i direttori delle carceri, le autorità sanitarie, i medici competenti. In particolare, i detenuti della Campania avranno la possibilità di effettuare un colloquio entro fine maggio e due colloqui a giugno nei quali potrà avvenire la consegna dei pacchi.  Inoltre, per chi non effettua i colloqui c’è sempre la possibilità di poter usufruire del servizio adottato sino ad ora, ovvero la videochiamata.

Colloqui fondamentali non sono solo quelli con i parenti, ma anche quelli con  psicologi, educatori e una serie di figure sociali. Il garante infatti fa un invito anche alla ripresa di questi cammini, sostenendo fortemente che i detenuti hanno bisogno di essere ascoltati.

Vengono comunicate informazioni ed aggiornamenti anche per i detenuti che non riescono ad ottenere la detenzione domiciliare perché non hanno un luogo fisico dove poter alloggiare: la regione ha chiesto ed  ha ottenuto 300.000 mila euro da mettere in campo per trovare luoghi alternativi al carcere.

Il Garante dei detenuti, a proposito di scarcerazionee detenzione domiciliare, esprime la sua solidarietà ai magistrati di sorveglianza che nei giorni scorsi sono stati oggetto di numerose polemiche volte a offendere il loro operato.  Cita così una riflessione da lui condivisa a pieno di Marco Puglia, magistrato di sorveglianza del carcere di Santa Maria Capua Avetere : “Pochi hanno capito la delicatezza del nostro ruolo incastrato tra la necessità di tutela della collettività e  quella di presidiare, tra l’altro, la salute dei soggetti ristretti che, solo per la loro condizione detentiva, non possono veder ingiustamente compromesso tale fondamentale diritto.E tale compito è a noi affidato trasversalmente nei confronti di qualsiasi categoria di detenuto e di qualsiasi detenuto, anche se si sia macchiato dei più odiosi reati.Edinvero, la forza della legalità risiede proprio in questo: rimanere sempre uguale a se stessa, inalterata, austera ed umana, immobile ma fluida con lo sguardo alto rivolto alla giustizia e non ricurvo e miope verso il dettaglio”.

Il primo invito alla responsabilità di Samuele Ciambrielloviene fatto, a tutti coloro che fanno parte del sistema penitenziario, denunciando il ritrovamento di cellulari e droga all’interno delle carceri. Ci sono stati cellulari che hanno ripreso e fotografato le celle pubblicandole sui social e dosi di droga ritrovate all’interno dei pacchi consegnati dall’esterno. Bisogna chiedersi  “come” accade ciò.

In seguito al caso di bullismo e cyber-bullismo di qualche giorno fa ai Colli Aminei, Ciambriello affronta anche il tema delle baby-gang.  “ Adolescenti a metà, con un blackout cognitivo, con totale assenza di aspirazioni valoriali” – così li definisce, aggiungendo “vivono una povertà economica, educativa, affettiva”.In seguito a queste affermazioni, fa precise proposte di prevenzione alla politica, alle forze sociali e al terzo settore: togliere la patria potestà a quelle famiglie che trascurano i figli o che addirittura li istigano alla microcriminalità e mettere in campo l’aggravante di bullismo “da branco” , diversificandolo da quello individuale.

Conclude quindi la sua diretta suggerendo di vivere la giornata nazionale della legalità come giornata della responsabilità perché il nostro silenzio, la nostra indifferenza, le nostre omissionifanno aumentare il potere della violenza e delle mafie. Il 23 maggio sentiamoci più responsabili, facciamolo sempre.

 

A cura di Emanuela Ribatti

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