CONGRESSO PD,RENZI APRE LA SFIDA,LA MINORANZA GIA’ LO ATTACCA.

Una Direzione per certi versi anomala (“Non c’è una relazione politica del segretario”, ha osservato dalla tribuna Gianni Cuperlo, peraltro determinante nel calmare gli animi), con Matteo Renzi che alla fine ha deciso di essere presente e anche di prendere la parola per ultimo.

Il primo compito che aveva la riunione di ieri era quello di sancire il pieno sostegno a Paolo Gentiloni, sostegno arrivato all’unanimità (anche dalla minoranza, dunque, che pure invoca “discontinuità” di programmi).

Dopo un introduzione di Lorenzo Guerini, che ha fatto il punto sull’andamento della crisi di governo, ormai agli ultimi metri, è partito un dibattito che inevitabilmente ha virato sul voto del 4 dicembre ma ha rapidamente investito un po’ tutte le questioni oggetto della polemica fra maggioranza e minoranza. E’ stato Roberto Speranza, a nome dei bersaniani, a leggere un intervento molto duro, fatto salvo l’onore delle armi all’ormai ex premier. Al quale ha rimproverato il racconto di un’Italia che non c’è – che forse è la cosa peggiore che si può imputare ad un leader politico – chiedendo “un’inversione di rotta” e anche esprimendo dubbi su un Congresso che si riducesse ad essere “un votificio una domenica”.

Il Pd si avvia al Congresso in un clima interno tesissimo. Ieri all’ora di pranzo, nella Direzione convocata per dare il via libera al governo Gentiloni, Matteo Renzi, in maglione blu, ha preferito ascoltare gli interventi di tutti, prima di trarre le conclusioni. “Ho sentito dire che io mi nascondo. Di fronte alle mie responsabilità non sono mai fuggito”, ha detto annunciando la richiesta di avviare quanto prima la fase congressuale, per poi andare al voto, per capitalizzare i consensi ottenuti dal Sì al referendum. “È evidente che nell’arco dei prossimi mesi andremo alle elezioni politiche, che noi e gli altri più di noi in questi giorni abbiamo invocato”. Quindi Renzi ha citato un verso del poeta brasiliano Fernando Sabino: “Di tutto restano tre cose: la certezza che stiamo sempre iniziando, la certezza che abbiamo bisogno di continuare, la certezza che saremo interrotti prima di finire”.

A sfidare il segretario, che per Statuto dovrebbe dare le dimissioni prima di avviare la fase congressuale, ci sarà sicuramente Roberto Speranza per la corrente sinistra riformista. Smentito l’impegno diretto di Pier Luigi Bersani. Gli altri candidati certi a correre per la segreteria sono il governatore toscano Enrico Rossi e il presidente della Puglia Michele Emiliano. Ancora incerta la candidatura di Andrea Orlando, mentre non si esclude un nome forte anche dall’area di Dario Franceschini.

L’Assemblea che dovrà indire il Congresso si svolgerà domenica prossima. L’intenzione di Renzi è di convocare le primarie per la segretaria entro marzo. Ma il timing completo sarà definito domenica. Per lo statuto, per come è attualmente, il segretario è anche il candidato-premier del Pd.

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