Cristina Parodi, l’emergenza coronavirus a Bergamo: «La città piange, è piegata dal dolore»

Cristina Parodi, la scorsa settimana, ha usato l’immagine di una «città fantasma» per descrivere la sua Bergamo. E, domenica sera, ospite ancora una volta di Non è l’Arena, ha reiterato la propria tesi. «Bergamo è una città che, nelle immagini, è davvero spettrale», ha detto la giornalista, sposata con il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori.

«Da una parte, è quasi affascinante vedere la piazza della Città Alta vuota, con il rumore della fontana che si sente, un rumore che noi bergamaschi non abbiamo mai sentito perché la piazza, di solito, è piena di gente», ha raccontato la Parodi, descrivendo le strade vuote della sua città, le piazze un tempo affollate, la bellezza della Mura Venete, patrimonio Unesco, oggi deserte, il suono del vento tra le foglie più forte del boato delle macchine.

 

Più debole, però, della disperazione che stringe la città in un abbraccio gelido.

«Qui, si vive profondamente addolorati e preoccupati. C’è la speranza che arrivino medici, che stia nascendo un ospedale da campo», ha raccontato la giornalista. «A Bergamo, le persone piangono, ma lo fanno in silenzio, per non disturbare», ha detto poi, restituendo tutta la tristezza di una città tra le più colpite dalla pandemia, una città nella quale i morti, oltre mille, sono portati lontano dai camion dell’esercito e ciascuno «conosce qualcuno che è stato male o che è morto».

«Questa è una citta bloccata, piegata dal dolore. Non vorrei che la notizia dei contagi diminuiti spingesse le persone a cambiare atteggiamento. Continuate a stare a casa, fatelo per noi di Bergamo, che abbiamo il cuore pesante», l’appello finale di Cristina Parodi che, a stento, è riuscita a trattenere le lacrime.

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