D. S. Dell’Aquila: “Gli Ospedali psichiatrici giudiziari chiudono, ma le nuove strutture non sono pronte. Le Regioni sono in ritardo”

Dopo tre slittamenti in due anni, battaglie civili e sentenze della Corte Costituzionale, è scattata finalmente l’ ‘ora x’ per la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari. Martedì 31 marzo, come previsto dalla legge 81 del 2014, sono stati chiusi definitivamente gli ultimi 6 manicomi (di cui 2 in Campania) ancora funzionanti in Italia. Dei 700 pazienti presenti, 450 dovrebbero essere trasferiti nelle nuove Rems, cioè le Residenze per l’Esecuzione della Misura di sicurezza Sanitaria, mentre gli altri dimessi. Nonostante il traguardo raggiunto, rimangono tuttavia numerosi gli interrogativi, i dubbi e le incertezze su come possa essere gestita una situazione in cui le nuove strutture, che dovrebbero accogliere temporaneamente i pazienti, sono funzionanti solo in due regioni: Emilia Romagna e Basilicata.

Ed è su questo tema così importante che Samuele Ciambriello ha intervistato, durante la trasmissione “Dentro i fatti”, in onda su Radio Club 91, Dario Stefano Dell’Aquila, presidente per diversi anni di Antigone Campania (associazione che si occupa dei diritti umani fondamentali delle persone ristrette), e autore insieme ad Antonio Esposito del libro “Cronache da un manicomio criminale” (ed. Dell’Asino 2013).

Dario, il 31 marzo si chiudono gli Opg, cosa accadrà?

“Il 31 marzo è una data importante perché, anche se gli ospedali psichiatrici non chiuderanno definitivamente, viene superato il meccanismo dell’internamento. Chiuderanno quelli che sono i manicomi criminali, quindi non ci saranno nuovi ingressi, mentre i pazienti presenti dovranno terminare il periodo d’internamento”.

Tutte le regioni sono pronte a questo passaggio?

“No, questa riforma, nonostante il suo valore storico, è una riforma incompleta, piena di incertezze e rallentamenti, e le nuove strutture (le Rems) che dovrebbero sostituire gli Opg,  al momento non sono pronte in nessuna regione d’Italia. Per questo motivo hanno inventato, con una fantasia tutta italiana, quelle che chiamano le Pre-Rems, cioè le strutture che dovrebbero anticipare quelle che poi saranno le Residenze per l’Esecuzione della Misura di sicurezza Sanitaria (Rems). Quindi è una riforma incompleta, e le regioni sono in ritardo”.

Il fatto che non sia stata data un’ulteriore proroga già è un fatto positivo, no?

“Si certo, è un segnale importante perché manifesta una volontà politica precisa, e cioè quella di eliminare un residuo manicomiale. Ma su quello che accadrà dopo abbiamo molte perplessità. Non è il caso di festeggiare e basta. Pero il 31 marzo  rimarrà sicuramente una data importante per il nostro Paese”.

Dario, ma che cos’è la salute mentale? Quanto è necessaria la prevenzione?

“Il livello di assistenza nei nostri servizi di salute menatale è prossimo allo zero. Così come la crisi del sistema sanitario tocca la vita di tutti i noi, nello stesso modo è grave la mancanza di assistenza per la sofferenza psichica. Voglio ricordare che la Riforma Basaglia, riforma che prevedeva servizi di assistenza territoriale H24, è stata progressivamente tradita dal taglio di risorse e da una soluzione quasi esclusivamente farmacologica. Oggi, purtroppo, i sofferenti psichici e i loro familiari sono completamente lasciati da soli”.

L’industria farmacologica sforna prodotti capaci, in alcuni casi, di sostituire la camicia di forza, i letti di contenzione, le sbarre. Ma una persona che viene giudicata socialmente pericolosa, che potrebbe reiterare la stessa condotta in futuro, se non ha una compagnia umana, un aiuto sociale, non può neanche conoscere cosa è la libertà. Molti di questi pazienti non sono mai usciti in questi anni perché non c’era una risposta sociale per loro, vero?

“C’è un bel  termine che utilizza Piero Cipriano: “manicomio chimico”. Credo che questa definizione non valga solo per i sofferenti psichici,  che molto spesso sono autori di reati bagatellari che finiscono una vita nell’internamento manicomiale, ma che riguarda in generale chi ha problemi di salute menatale, e sono centinaia di migliaia le persone in Italia che soffrono di problemi legati alla sofferenza psichica. La risposta farmacologica, per quanto necessaria, non sostituirà mai in alcun modo l’intervento sociale e l’importanza d’ascolto dei pazienti. I farmaci accompagnano i processi di terapia, ma non li sostituiranno mai”.

Dario, tu sei speranzoso? Segnali dalla politica ce ne sono, alcune iniziative importanti sono state messe in campo.

“Tutti siamo consapevoli delle grandi difficoltà, siamo consapevoli delle criticità che attraversa tutto il sistema della salute mentale, ma, allo stesso tempo, ottimisticamente, dobbiamo andare avanti perché il 31 marzo è una data che solo fino a qualche anno fa sarebbe stata follia, oggi invece possiamo dire che abbiamo finalmente superato la brutalità e l’inumanità di quei luoghi di violenza dove decine di persone sono morte per mancate cure o per suicidio”.

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