Direzione Pd, Martina: ‘Di Maio-Salvini governino, noi minoranza’. Orlando: ‘Vogliamo garanzie, dimissioni segreteria’. Renzi: ‘Mi dimetto ma non mollo, il futuro torna’.

“Le dimissioni di Matteo Renzi esempio di stile e coerenza politica. Dalla sconfitta il Pd saprà risollevarsi, con umiltà e coesione. Ora fiducia in Maurizio Martina”, ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, al termine della direzione.

La direzione nazionale del Partito democratico ha approvato il documento finale che di fatto recepisce la relazione del vicesegretario Maurizio Martina. Nel voto finale ci sarebbero stati 7 astenuti, che dovrebbero, a quanto si apprende, far capo all’area Emiliano.
Il presidente del Pd Matteo Orfini ha aperto con la lettura della lettera di dimissioni di Matteo Renzi. “La segreteria si presenta dimissionaria a questo appuntamento. Ma io credo sia importante che continui a lavorare insieme a me in queste settimane che ci separano dall’Assemblea. Con il vostro contributo – ha detto il vicesegretario Dem Maurizio Martina – cercherò di guidare il partito nei delicati passaggi interni e istituzionali a cui sarà chiamato. Lo farò con il massimo della collegialità e con il pieno coinvolgimento di tutti, maggioranza e minoranze, individuando subito insieme un luogo di coordinamento condiviso. Chiedo unità”. “Alle forze che hanno vinto diciamo – ha sottolineato – una cosa sola: ora non avete più alibi. Ora il tempo della propaganda è finito. Lo dico in particolare a Lega e Cinque Stelle: i cittadini vi hanno votato per governare, ora fatelo. Cari Di Maio e Salvini prendetevi le vostre responsabilità”.

Nel suo intervento Martina ha lanciato la prima sfida: “L’Assemblea nazionale di aprile anziché avviare il congresso e le primarie dovrebbe dar vita a una Commissione di progetto per una fase costituente e riorganizzativa”. Quindi ha chiarito la posizione del Pd, “all’opposizione”, e si è rivolto alle forze che hanno vinto le elezioni: “A Lega e Cinque Stelle dico: i cittadini vi hanno votato per governare, ora fatelo. Cari Di Maio e Salvini prendetevi le vostre responsabilità”.

Netto il bilancio della sconfitta, che ha definito “inequivocabile”, mentre un plauso merita la vittoria alla Regione di Nicola Zingaretti; sguardo al futuro con una chiamata a iscritti ed elettori “solo noi possiamo essere l’alternativa popolare ai populisti. Abbiamo seimila circoli, realizziamo seimila assemblee aperte tra venerdì, sabato e domenica prossimi. Io inizierò dal circolo Pd di Fuorigrotta a Napoli” e infine ha ribadito la stima e la fiducia nella persona e nell’operato di Sergio Mattarella.

Gli iscritti a parlare sono stati in tutto 58, il primo dopo Martina è stato Graziano Delrio che ha ribadito il ruolo del Pd: “Staremo dove ci hanno messo gli elettori: all’opposizione”. Una opposizione “seria, responsabile, costruttiva”. Quindi Andrea Orlando ha ricordato l’importanza della collegialità, pur mantenendo il senso di responsabilità anche sulle dimissioni della segreteria: “Martina deve avere il nostro sostegno ma non guardateci male se chiediamo qualche garanzia. L’ultima direzione ha creato un vulnus nei rapporti, chiedo come primo atto al reggente di chiamare quelli che non sono stati candidati senza sapere neanche il perché”.

Poi il ministro della Giustizia ha deliniato il cammino, da un lato invitando a quelle riflessioni “che avremmo dovuto fare all’indomani del referendum”; dall’altro ammonendo chi – il riferimento è a Renzi – “si defila e spara sul quartiere generale secondo una strategia inaugurata dal presidente Mao Zedong” e infine “non tagliando i ponti con chi ha votato da altre parti ma continua a guardare a cosa accade dentro il Pd”. Dal canto suo Orlando si è impegnato a sciogliere l’area che fa riferimento a lui “per fare un passo avanti”.

Gianni Cuperlo si è rivolto alla direzione rivangando quelli che considera gli sbagli del passato: “Va azzerato non solo il segretario ma tutta la segreteria e un intero gruppo dirigente. Va costituita subito quella collegialità che coinvolga la ricchezza di quel pluralismo che è mancato nella ferita di quell’ultima notte trascorsa in questa sala sulla composizione delle liste. Dopo verrà il resto”. Segreteria collegiale che è stata invocata anche da Piero Fassino.

La prima donna a intervenire è stata l’ex deputata prodiana Sandra Zampa che ha attaccato la classe dirigente: “è un pezzo del problema e quindi non è portatrice di soluzioni”, e poi ha aggiunto: “la crisi del Pd è cominciata prima di Renzi, ma lui ha messo dentro benzina che rischia di bruciare tutto”. Gianni Pittella è per il Pd all’opposizione. E sulle cause della sconfitta: “Sono tante: una visione ingenua della globalizzazione e della robotizzazione; l’incapacità non solo di convincere ma addirittura di parlare agli ultimi”.

De Luca ha indicato il bivio: “Ricostruzione del partito o deriva”. Quanto a quello che è ormai il “passato“ renziano, il governatore campano attacca: “C’è stato grande movimento verso il futuro ma totale disattenzione verso la gente in carne e ossa. E’ necessaria una direzione che possa discutere veramente, non con dei tweet” e di lavorare “sul territorio”, a partire da “un grande piano per il Sud”. Hanno partecipato il presidente Matteo Orfini, Lorenzo Guerini, Ettore Rosato, Luca Lotti, il premier Paolo Gentiloni e il neo iscritto Carlo Calenda, Nicola Zingaretti.

 

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