A TRENT’ANNI DAL MURO DI BERLINO, SI COSTRUISCONO NUOVI MURI DELLA VERGOGNA. IL SOGNO INFRANTO DI UNA NUOVA EUROPA.

Dove sono i giovani dell’89? Le loro idee,i loro valori, i loro punti di svolta e di riferimento? Dove sono coloro che hanno reso possibile l’Europa di oggi, con le sue libertà, i suoi limiti e le sue pecche? Oggi vediamo che tendono a costruire nuovi “muri” proprio quei Paesi, come la Polonia e l’Ungheria, che trent’anni fa furono protagonisti nel crollo del Muro di Berlino. Perché?

Fare memoria, Al di là del Muro:  a come si viveva, a cosa si sognava, si sperava, si credeva nell’altra Europa; ai suoi protagonisti noti e ingnoti; a chi si è opposto ai regimi; alla cultura, alla musica, ai ricordi dell’Est che oggi fanno parte della nostra comune identità europea.

In Polonia, nove anni prima, era nato, per la prima volta in un Paese sovietico, un sindacato libero: Solidarnosc. Si è creato un movimento. Era qualcosa di forte e pacifico con una ispirazione morale. Fu fondamentale nel ’79 il ritorno in patria di Giovanni Paolo II come le sue parole “non abbiate paura”. Da lì le persone cominciarono davvero a non averne.

“Questo nove novembre è una giornata storica.La Germania Est ha annunciato che i suoi confini sono aperti,da subito,per tutti”,così il notiziario della Germania Ovest 30 anni fa, soffocando i comunicati di Stato dell’Est, portò folle sempre più immense a sciamare verso la barriera di cemento che li aveva tenuti prigionieri dal 1961. Il muro della vergogna cadde anche grazie alla rivoluzione polacca,alla perestrojka di Gorbaciov, ai riformatori ungheresi che aprirono la loro frontiera, al sacrificio di uomini e donne che amavano al libertà più della loro vita. Come è realmente accaduto,perchè è realmente accaduto tutto ciò?

Lasciamo che siano gli storici,gli esperti di tutte le carte, le dichiarazioni dei superstiti, dotati del senno di poi,a raccontarci. Adesso 5000 palloncini,la loro scia luminosa per ricordare la barriera divisoria che tra il 1961 e il 1989 ha diviso in due la città di Berlino,simbolo della divisione con l’Occidente,principale immagine della Guerra Fredda. Quella vergogna cominciò con i reticolati,con le scelte autoritarie di un rozzo dittatore che Stalin paracadutò a Berlino est dopo la guerra. Valter Ulbricht prima epurò il partito comunista tedesco delle sue menti migliori,poi vietò ogni organizzazione giovanile o sociale indipendente. Dove sono i giovani dell’89?Le loro idee,i loro valori,i loro punti di svolta e di riferimento? Il 1989 è un pò come il 1789:una data epocale,di riferimento. I giovani dell’89 adesso sono accampati nelle strade delle città,da Brcellona a Parigi,da New York a San Paolo,dal Cile alla Turchia,per rivendicare un futuro che il mondo del dopo muro di Berlino sembrava avergli promesso e che è stato loro rapinato da banchieri e cattivi politici,da cattive leggi e dal progresso che rinnega la dignità delle persone e i suoi diritti fondamentali. I ragazzi dell’89 sono presenti dovunque,anche tra coloro che bloccano i cantieri per fermare la costruzione di aeroporti e dighe,tra gli zadisti ed ecoribelli che sfidano Parigi,tra le donne che sfidano il potere in Iran,tra i milioni di giovani che non vogliono restare in silenzio,interessati solo dal loro privato. Per avere successo non deve essere solo una generazione occidentale,come erano quelli del ’68.

Oltre le mura dell’indifferenza.Quell’episodio è stato straordinario e fecondo perché allora la libertà vinse. E non perché l’Occidente aveva avuto la meglio sull’impero sovietico. Persone comuni con una forza morale sono riuscite a mani nude ad abbattere un regime repressivo. Abbiamo, però, poi dimenticato la dinamica di questo movimento. Successivamente si sono sviluppate le teorie secondo cui il mondo è più unito e si è creata una ‘globalizzazione felice’ economica e ideologica. Ma si è rivelata una grande illusione. Questo modello non ha funzionato.

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