BABY GANG, PARANZA DEI BAMBINI. ABBASSARE L’ETA’ PUNIBILE E’ SBAGLIATA, CONTROPRODUCENTE E DISEDUCATIVA.

Attualmente un ragazzo che non abbia compiuto 14 anni non può essere giudicato e punito. Il “contratto” Lega-M5S prevede un abbassamento dell’età. In che modo verranno riviste le norme? Un indizio lo ritroviamo quando scrivono che intendono rivedere “in senso restrittivo” le norme che riguardano l’imputabilità. Sottintendono quindi l’abbassamento dell’età minima di punibilità. Ma perché nel sistema della giustizia minorile esiste una soglia d’età? Se l’autore del fatto criminoso è un ragazzo che non abbia ancora compiuto il quattordicesimo anno di età, egli non potrà essere giudicato e punito. Diversa è la questione se il minore abbia un’età compresa tra i 14 e i 18 anni.Il minore che abbia compiuto i quattordici anni potrà essere sottoposto a procedimento penale, ma a condizione che si sia correttamente rappresentato e abbia coscientemente voluto il comportamento penalmente rilevante per il quale subisce il giudicato. Abbassare la soglia, quindi, creerebbe un enorme problema e non servirebbe a nulla. Se ci trovassimo a discutere se un dodicenne sia in grado di intendere e volere, ovviamente la risposta sarebbe negativa. Alcune proposte, come abbassare l’età della punibilità dei minori potrebbero essere addirittura controproducenti. Sbagliata perché in generale tutte le misure restrittive producono un effetto di ritorno che consiste nell’aumento e nella recrudescenza dei reati di cui si vuole ridurre il danno. Controproducente, perché esaspera il carattere punitivo della pena a discapito di quello emendativo e rieducativo. La sicurezza è un “moderno” diritto di cittadinanza che si rende esigibile in tuttaltro modo.

Ci sono minori che aspettano solo di essere salvati, nelle zone rosse di una Napoli che inghiotte, ma che può anche restituire. Sono quelli che vivono in bilico, tra devianza, microcriminalità, spesso “eredità” di una cultura familiare che non dà alternative, e una fragile voglia di rivincita. La politica, interpellando “attori sociali” che portano avanti giornalmente l’esperienza- che spesso diventa lotta- di rieducazione sul campo, coinvolgendo attivamente i minori a rischio che vivono in pezzi di città profondamente complicati e infetti dalle piaghe della delinquenza, può poi concretamente mettere in campo progetti di inclusione e di liberazione, progetti per la lotta alla dispersione scolastica e la difesa del diritto allo studio dei giovani a rischio. Concedere anche borse di studio ai minori detenuti e a minori a rischio di emarginazione o coinvolgimento in attività criminose. La somma delle inadempienze nei riguardi degli adolescenti prende spesso la forma dell’abbandono.
Non è del tutto fuori luogo parlare di questi adolescenti a metà come di una generazione di abbandonati.

Inoltre “dietro ogni ragazzo che delinque c’è una responsabilità degli adulti”. Per questo bisogna intervenire sugli adulti che sono corresponsabili, sulla famiglia, sulla scuola e sui servizi del territorio. Il  problema è  l’assenza di connessioni tra le reti istituzionali. La scuola da sola nulla può fare. Assistiamo a progetti anche molto belli che  nascono e muoiono, bisogna strutturare reti permanenti che consentano il flusso di comunicazione per amplificare le connessioni. Non si può affrontare il fenomeno solo in maniera repressiva.

Certo il sistema del welfare è legato alla carenza di risorse, allo spezzettamento delle funzioni riferite all’infanzia e all’adolescenza in più Ministeri,alle funzioni delegate alle Regioni,in più assessorati. Ma se va bene, sull’onda dell’emotività, si effettuano interventi tampone, confusi, senza processi di coordinamento e di una visione strategica complessiva.
Ma Premier, deputati, ministri, consiglieri regionali , Sindaci, amministratori locali con un pò di buon senso,di sensibilità e di consapevolezza pubblica li possiamo trovare? Scuole, terzo settore, agenzie educative, volontariato,imprenditori, Chiesa,Istituzioni locali devono fare rete.

Al Ministero della Giustizia, possiamo trovare persone più coraggiose che investono in luoghi alternativi al carcere, nelle comunità, in lavori di pubblica utilità, in formazione professionale, in cultura, nella messa alla prova? I dati ci dimostrano che così facendo diminiuiscono le recidive. Anche quei bambini che si sono fatti “paranza” stanno buttando via le loro vite. Questi ragazzi hanno la morte dentro. Sono adolescenti a metà . Non hanno mai conosciuto un mondo diverso, fatto di cultura, valori, cinema,sport.. Si sentono superiori ai vecchi capi della camorra. Qualche adulto, in carcere, mi ha detto: “Questi commettono reati senza investire quello che guadagnano”. Vogliono tutto e subito. Qui ed ora. La morte è l’unica pena che conoscono. Se hanno deciso di uccidere, lo fanno. Sparano nel mucchio e spesso non sanno neppure usare una pistola.

Nella sua requisitoria per la condanna di alcuni minorenni, il pm Henry John Woodcock aveva insistito «sull’opportunità di dare una seconda possibilità a questi giovani, che dopo aver pagato il conto con la giustizia potranno provare a reinserirsi nel contesto legale». Ecco diamo una seconda possibilità a questi giovani,non un panettone o una emozione da poco! Le diseguaglianze sociali ed economiche sono rischi per la democrazia e la coesione sociale.

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