CARCERE E GIUSTIZIA, RIPARTIRE DALLA COSTITUZIONE, CON LA TESTIMONIANZA DI SANDRO MARGARA, IL BASAGLIA DEI DETENUTI.

Sono stato a Firenze alla due giorni su “Carcere e Giustizia, ripartire dalla Costituzione, rileggendo Alessandro Margara.” Per “ripartire dalla Costituzione”, seguendo il pensiero del magistrato Sandro Margara, il “Basaglia dei detenuti”, un “iconoclasta” di Magistratura Democratica, il cavaliere dell’utopia concreta. L’ho invitato due volte a Napoli, un coraggioso, umile ed appassionato magistrato che ha rappresentato un pezzo di storia giudiziaria e particolarmente di storia penitenziaria, senza uguali. Margara era l’uomo giusto al posto giusto, non solo come persona, ma anche e soprattutto come immagine ed espressione concreta della rivoluzione culturale rappresentata dall’impegno ad applicare finalmente la Costituzione in carcere. Il primo magistrato di sorveglianza, effettivo conoscitore della realtà penitenziaria, nella storia d’Italia assurto al vertice dell’Amministrazione Penitenziaria(DAP), nominato dal ministro Flick e solo per un anno, sei mesi e 21 giorni, perchè “licenziato” in tronco da un ministro “sinistro” Oliviero Diliberto. Quando ho parlato con lui della legge Gozzini, al di là delle sue impronti culturali e morali, dei suoi principi di legalità e della certezza del diritto come garanzia della persona umana, mi colpivano la sue convinzioni religiose e la flessibilità e discrezionalità dell’intervento giudiziario. Il magistrato di sorveglianza, mi diceva, è un giudice terzo, non un ulteriore pubblico ministero. Deve avere non solo la conoscenza del processo intero, ma del percorso umano e sociale del detenuto, anche di quello familiare.

Si discute molto, negli ultimi tempi, sull’uso populistico della giustizia penale e del carcere, quali armi contro i nemici sociali. Pratica che viene incontro alla nuova enfasi sulla centralità della pena carceraria come sola sanzione e la sua certezza. I tradizionali aspetti del populismo penale, la fabbrica della paura, la strumentalizzazione del tendenziale colpevolismo dell’opinione pubblica e il paradigma del diritto penale del nemico, sono enormemente aggravati dalla loro  perfetta funzionalità agli attuali populismi politici. In coerenza il carcere è sempre più declinato in versione “dura” e “chiusa” con contorno di lavoro obbligatorio e salvifico. Insomma il carcere è agitato come una “clava” certa contro i socialmente indesiderati ( migranti, rom  e consumatori di sostanze); dall’altra vacilla la “certezza” del principio Costituzionale di uguaglianza di fronte alla legge, del carcere umano e rieducativo.

Sandro Margara amava la nostra Costituzione e questo sangue,come ci ha ricordato il suo amico Franco Maisto, fluiva nel suo cuore quando scriveva le ordinanze di rimessione di leggi alla Corte Costituzionale, quando ha curato l’articolato della legge Gozzini, quando ha scritto il nuovo Regolamento penitenziario(poi epurato), quando ha riscritto l’intera Riforma penitenziaria  rimasta in cassetti di dignitari di corte.

Ripartiamo da qui, dal carcere, dal vigilare sulla legalità delle condizioni di vita nelle carceri, dalle misure alternative alla detenzione. Spesso si entra in carcere perchè si è commesso un reato e si esce dopo aver subito un reato di malasanità o malgiustizia.  Più che solo la disobbedienza civile contro leggi ingiuste e decreti crudeli e stupidamente criminogeni, occorre una obbedienza Costituzionale. Non possiamo mollare.

 

Previous ADOLESCENTI A META', CON LA MORTE DENTRO. NUMERI SCONVOLGENTI DI MINORI CON POVERTA' EDUCATIVA E VALORIALE. C'E' CHI ENTRA NELLA MALAVITA.
Next BABY GANG, PARANZA DEI BAMBINI. ABBASSARE L'ETA' PUNIBILE E' SBAGLIATA, CONTROPRODUCENTE E DISEDUCATIVA.

L'autore