CIAMBRIELLO:”LA VIOLENZA SULLE DONNE E’ UN SACRILEGIO, UN DELITTO. SBAGLIA CHI PENSA CHE SIA SOLO UNA QUESTIONE AL FEMMINILE. LE RISPOSTE DELLE ISTITUZIONI NON ARRIVANO.”

Il 25 novembre si celebra la ricorrenza voluta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite come momento di riflessione sul dramma della violenza subita da parte di tantissime donne, tra le mura domestiche e non.Bandiere civiche a mezz’asta nei municipi, cortei, mostre, monumenti illuminati, dibattiti nelle scuole, riflessioni pubbliche e il “posto vuoto” nei cinema e nei teatri per ricordare le vittime di femminicidio che in Italia, dal 2000 ad oggi, sono state 3.101, di cui 107 nei primi dieci mesi di quest’anno.La Serie A di calcio ha aderito alla campagna di sensibilizzazione di WeWorld #unrossoallaviolenza: calciatori e arbitri sono scesi in campo nella 13esima giornata il 24 e 25 novembre con un segno rosso sul viso, accompagnati da bambine che indossavano la maglietta dell’iniziativa, mentre sui maxischermi è comparso uno spot. I capitani, inoltre, avevano una fascia con il simbolo della giornata. Sui social, inoltre, il colore sarà il rosso, con le foto di calciatori e testimonial con il segno rosso sul viso che ricorderanno l’iniziativa con l’hashtag #unrossoallaviolenza.

Così, e in mille altri modi frutto della creatività e dell’impegno di associazioni e istituzioni, si  è celebrata  nel nostro Paese la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne”.

La metà delle donne che vengono uccise sul pianeta  sono uccise per femminicidio. Sono uccise, cioè, in quanto donne e per mano di chi dovrebbe amarle. In Italia ne viene uccisa una ogni due giorni e mezzo. Lo dice l’Istat. Ed è un dato spaventoso.Gli episodi avvenuti alla vigilia della giornata internazionale contro la violenza di genere da Genova a Napoli, quasi tutte le vittime avevano già subito soprusi dai loro uomini.

Ormai è un appuntamento sempre più sentito. Per fortuna e purtroppo, dato che questo è dovuto, da un lato, al fatto che negli ultimi anni si è parlato molto di femminicidio, abusi e molestie sessuali, maltrattamenti e stupri di cui sono rimaste vittime donne di ogni età, e questa è una notizia positiva se si pensa alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica, dall’altro, alla triste constatazione che tali vittime sono ancora numerosissime. Sbaglia chi pensa che la violenza sia una questione che riguarda esclusivamente le donne. No, riguarda tutto il Paese e sfregia la nostra comunità. Quindi, se su questo tema vogliamo fare sul serio, non può esserci solo la risposta delle vittime o delle altre donne, come in gran parte avviene ora: sono quasi sempre le donne a protestare, a ribellarsi, a promuovere mobilitazione.occorre un forte movimento etico per rompere la subcultura del possesso . Occorre rompere il silenzio, occorre che le donne non sottovalutino e non tacciano i primi segnali di pericolo per evitare il “crescendo” che porta ad atti irrimediabili. C’è ancora tanta ipocrisia ed indifferenza sul tema: la nostra resta ancora una società maschilista dove è molto complicato far rispettare la donna in tutti i contesti: sociali, lavorativi e familiari. Si fa fatica a far passare il concetto che il lavoro rimane la prima forma di emancipazione per le donne ,mancano sgravi fiscali specifici per favorire le assunzioni di lavoratrici e non si fa abbastanza per il sostegno alla maternità. Ė tempo che noi uomini si prenda la parola, si agisca, si affermi coi fatti la cultura e la pratica della parità, del rispetto, della valorizzazione delle differenze, perché la libertà delle donne è una grande questione democratica che interroga la società e tutti noi.  Il silenzio o, peggio ancora l’indifferenza, non sono più tollerabili, spesso nascondono piccole e grandi complicità.

Tra i tanti interventi di ieri, va sottolineato quello del presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti: «Chi maltratta una donna rinnega e sconfessa le proprie radici perché la donna è fonte e sorgente della maternità – ha detto –, quindi è una specie di sacrilegio massacrare una donna».

Due considerazioni amare!Ma una sensibilizzazione così massiccia, che in pochi anni ha cambiato molte carte in tavola, quali risultati ha avuto e quali sono state le risposte concrete da parte delle istituzioni? E ancora.È importante che i media riconoscano l’impatto che la loro narrazione ha, ancora oggi, sulla percezione del fenomeno nella società. Molte coperture mediatiche sull’argomento colpevolizzano la vittima, in particolare nei casi di violenza sessuale, parlando delle donne come se avessero in qualche modo provocato l’aggressione.

 

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