IL CORAGGIO DI ZINGARETTI, LA SVOLTA PER IL PD. RINNOVARE, AGGREGARE, RIVOLGENDOSI ALLE PERSONE, AI MOVIMENTI, AL CIVISMO, AL TERZO SETTORE, NON ALLA POLITICA ORGANIZZATA E ALLA NOMEKLATURA.

 

Ricominciare. Aggregare quanto si muove dal basso nel Paese. Vecchio PD addio, ecco la svolta. Una grande forza riformista. Non un partito subalterno. E’ un salto di qualità e di donne ed uomini nuovi che non siano divisivi. E’ questo il destino della sinistra oggi. Certo un partito è pur sempre un partito, con la sua storia, le sue tradizioni. Ma adesso il PD non può che essere inclusivo, plurale, costellato di una nuova classe dirigente locale e nazionale, radicata sui territori, che sa utilizzare anche le parole e i social.”Vinciamo in Emilia-Romagna, poi facciamo un nuovo congresso, apriamo il partito a sardine, società civile, ecologisti e allora possiamo cambiare tutto, anche il nome”. Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, rilascia un’intervista che fa rumore, tra i democratici ma anche fuori. Un partito che apre le porte a tutti i progressiti per costruire il soggetto politico dell’alternativa alle destre.

Dopo immobilismo e ritualità, ancora presente ai livelli locali, si riparte da valori comuni, dal recupero delle radici, da esperienze prepolitiche e associative, dai movimenti civici, ecologisti, dal movimento propositivo delle Sardine, dai movimenti civici dei sindaci. In questo senso anche Zingaretti è una buona cosa per la sinistra. Perchè prendere atto di aver toccato il fondo è il primo passo per ricominciare. Nicola Zingaretti ha il profilo adatto per imprimere discontinuità ed attrezzare il cantiere della sinistra democratica, rimettendola in campo. Sfida inedita, non gli manca la credibilità, gli occorre una dose di coraggio.

L’intento è quello di far uscire il PD ed esperienze collatarali, dai circoli viziosi interni in cui ristagnano, avviando una discussione su come ricostruire. Aggregare quanto si muove dal basso nel Paese, le buone prassi, cedendo sovranità, poteri ed incarichi a soggetti esterni ed agli esponenti della società civile.

Il simbolo non è un dogma, così come il nome. Segnali dal Governo e nel Governo devono però arrivare: sui decreti sicurezza, sulla giustizia, sul Garantismo come valore, sulle politiche sociali, sul lavoro e il Mezzogiorno. Meno annunci. Serve un’azione comune con pochi obiettivi chiari.

“Si deve partire dalle ambizioni, dalla voglia di rinnovare e di cambiare. E questo lo farà il Pd. Credo si debba partire dal raccogliere quello che è nel Dna dei democratici italiani, cioè essere utili all’italia. Voglio che il Pd, questa forza politica sia utile al Paese alle persone che producono e che soffrono”, così ancora Zingaretti nell’intervista a La Repubblica.

Le persone, non la politica organizzata, i movimenti che riempono le piazze, il terzo settore, il mondo giovanile nelle varie esperienze civiche, i sindacati, posssono, devono, aiutare a costruire una stagione diversa,con meno nomenklatura buona per tutte le stagioni. Una cosa nuova in tutti i sensi, per il bene comune.

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