LA FATICA DI UN LAVORO. LAVORO E LIBERTA’ INSIEME. IL LAVORO CHE CAMBIA, CHE MANCA, CHE FINISCE.

Il binomio lavoro e libertà sembra diventare sempre più fumoso, irrealizzabile. O lavoro o libertà, libertà senza lavoro, lavoro senza libertà. Stiamo veramente arrivando a questo? Il lavoro garantisce pari dignità e uguaglianza quando c’è, offrendo la libertà di una realizzazione personale. lavoro, una parola promessa,troppe volte tradita, spesso mal vissuta. E nel nuovo mercato del lavoro, un mercato diviso per caste, dove ognuno difende i diritti legati a età e anzianità aziendale, sono i giovani, gli ultimi arrivati a soffrire per i bassi salari,sono privi di tutele ed hanno un futuro precario. Che è ancora peggio.Il problema della disoccupazione, della mancanza di lavoro, è diventato il più acuto e drammatico dal punto di vista politico e sociale. Ciò che preoccupa è che per ora non si intravede alcuna concreta soluzione.

Risulta chiaro che gli antidoti politici e progettuali per risollevare il dramma della disoccupazione, del precariato e del lavoro nero sono rinchiusi nei significati di buon imprenditore, buona economia e buone leggi. E’ da temere una economia senza volto, incapace di amare i lavoratori e le aziende, intese come comunità di persone. Il lavoro ha un fondamento antropologico. lavorando noi diventiamo più persone, maturiamo come persone e facciamo crescere la qualità della vita comune. Intorno al lavoro si edifica l’intero patto sociale. Oltre a ciò, il lavoro è elemento costitutivo della loro identità; colonna vertebrale, soprattutto per gli uomini, dell’immagine di sé.
E ancora, il lavoro elemento fondamentale di riconoscimento, di inserimento sociale e del sentimento di appartenenza alla società.

Quando si lavora poco, si lavora male, o si lavora troppo è la democrazia che entra in crisi figuriamoci quando entrano in gioco gli speculatori sulla pelle dei disoccupati, l’economia perde il suo vero volto. E’ un’economia astratta, corrotta. Ne viene fuori una società frammentata in cui l’identità sociale è ormai scomparsa. C’è infine il fenomeno dei cosiddetti “disoccupati scoraggiati”. Sulla base dei dati disponibili oltre il 10 per cento degli italiani tra i 15 ed i 24 anni dichiara di non studiare, di non lavorare, né di essere alla ricerca di un lavoro. Due terzi di questi giovani vivono al Sud. Non è escluso che molti facciano lavori irregolari, ma quando vengono intervistati dall’Istat dichiarano di non lavorare e di non cercare lavoro.

In Italia le 10 famiglie più ricche posseggono la stessa ricchezza dei sei milioni di italiani più poveri. ma di questo l’Istat non parla.

Papa Francesco in tutti i suoi viaggi, i suoi interventi tra gli operai e i giovani dà un segnale chiaro, dettato dalla necessità di risolvere la questione del lavoro, dell’immigrazione, dell’economia. Invita tutti ad una apertura mentale, fa giungere ai potenti le sue preoccupazioni, anche rispetto a chi da imprenditore pensa di risolvere il problema della sua impresa licenziando la gente.

Il lavoro che manca, il lavoro che cambia, il lavoro che finisce.Questo è un periodo complicato, non sappiamo dove ci porterà, è molto difficile fare previsioni, si naviga a vista. La politica rissosa e ambigua, la politica dei tatticismi e dei social, la “buona “politica dia risposte.

Parlare di questo, della fatica di un lavoro, sui giornali e in tv, nelle aule parlamentari e nei partiti, con iscritti e simpatizzanti,con la gente e tra la gente, non è reato, è dovere.

 

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