LEGGE SPAZZACORROTTI A RISCHIO INCOSTITUZIONALITA’. MERA SCIATTERIA LEGISLATIVA E RANCORE SOCIALE.

Legge «spazzacorrotti» a rischio di incostituzionalità. La stretta sulla concessione dei benefici penitenziari, oltretutto senza disciplina della fase transitoria, si espone a più di un rischio di illegittimità. Spazzacorrotti. Assurdità di vedere applicate in modo retroattivo modifiche normative in materia di esecuzione penale . Beffato anche chi patteggia.Non ha previsto una disposizione transitoria per la nuova muscolare norma .La legge “spazzacorrotti”, tanto celebrata dai grillini anche in queste ore di scandali romani, rischia seriamente di essere dichiarata incostituzionale. A prefigurarlo è stata la Sesta sezione penale della Corte di Cassazione con la sentenza n. 12541 depositata mercoledì. Nel mirino dei giudici costituzionali potrebbero finire in particolare le disposizioni della legge (fortemente voluta dal M5s ed entrata in vigore a gennaio) che hanno inserito i reati contro la Pubblica amministrazione nell’articolo 4-bis dell’Ordinamento penitenziario, quindi tra i reati ostativi…

Senza giri di parole, la nuova norma rischia di provocare risultati aberranti che, per mera sciatteria legislativa, potranno impattare gravemente sulla vita delle persone, quelle cioè già condannate con sentenza definitiva e in attesa della decisione del giudice di sorveglianza circa la sospensione condizionale con messa alla prova. Io ho già visto sia a Poggioreale che nel carcere di Salerno decine di detenuti che sono “vittime” di questo Provvedimento. E molte di queste persone hanno superato i settanta anni e si trovano in carcere per pene inferiori ai tre anni. Il loro reato è ostativo, come quello di mafia, e non vedono, oltre che per la retroattività, concretizzarsi i benefici penitenziari previsti dalle normative. Più carcere, solo carcere, in una sorta di rancore sociale, per il reato e non per la quantità della pena.  Ma loro dicono che la legge fa arrestare i “colletti binchi”! In violazione del principio di eguaglianza sono equiparate in maniera automatica situazioni tra loro ben diverse.Una legge che fa discutere non solo la politica, ma anche nelle aule dei tribunali.

In sostanza, i condannati per corruzione o peculato in base alla nuova norma non potranno più sospendere l’esecuzione della pena in attesa di richiedere la messa alla prova o l’affidamento ai servizi sociali, ma dovranno passare necessariamente dal carcere. Si parla di persone già condannate con sentenza definitiva e in attesa della decisione del giudice di sorveglianza (o ancora dell’ordine di carcerazione sospeso) che non potranno avvalersi del più classico dei benefici: appunto, la sospensione condizionale con messa alla prova. È da tempo che finisce nel vuoto ogni obiezione mossa dalle difese sull’assurdità di vedere applicate in modo retroattivo modifiche normative in materia di esecuzione penale, tuonano le camere penali, che in una lettera consegnata al Capo dello Stato hanno esposto i profili di illegittimità costituzionale di questa che è la norma più controversa.

In totale spregio dei principi dell’irretroattività della norma penale sfavorevole e della certezza del diritto, agendo sul piano sostanziale incide sull’entità della pena”.

La nuova norma, in pratica, conferma l’inasprimento delle pene per corruzione (ex articolo 318 del codice penale) e appropriazione indebita (ex 646 Cp).

Inasprire si può, chiaro, ma sempre nel rispetto dei principi costituzionali. In tutta Italia, ora, rischiano (ed è un rischio reale e urgente) di contarsi decine e decine di amministratori locali e funzionari pubblici improvvisamente destinati al carcere.E le condizioni in cui versano le carceri, sappiamo, sono di drammatica entità. Ma questo è un altro capitolo ancora”.

Si parla di persone già condannate con sentenza definitiva e in attesa della decisione del giudice di Sorveglianza ( o ancora dell’ordine di carcerazione sospeso) che non potranno avvalersi del più classico dei benefici: la sospensione condizionale con la messa alla prova. E molte di queste hanno superato i settanta anni e si trovano in carcere per pene inferiori ai tre anni.

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