L’ITALIA FRANA! E’ L’ITALIA IL CANTIERE.LA PRIORITA’ CLIMATICA E AMBIENTALE. LA MALATTIA DEI NO A TUTTO E L’ASSENZA DEI VERDI.

E’ un’Italia fragile, un’Italia debole. Si moltiplicano in questi giorni il rosso, l’arancione e il giallo degli allarmi della protezione civile. Di fronte ai mutamenti climatici che ogni giorno che passa si fanno sentire in modo sempre più forte, di fronte a morti e territorio in frantumi, ad una non messa in sicurezza di strade, scuole,abitazioni, noi che facciamo? Avvisiamo. E’ come se si dicesse, anche urlando,al ladro, al ladro, senza poi fare niente per evitare i furti. E poi vediamo le montagne perdere i suoi santi protettori. E in questo cadere degli alberi sento una specie di stanchezza, di arrendevolezza nostra, dei nostri progetti campati in aria,del nostro parlare a vanvera. E così incominciamo ad abituarci ad alluvioni ed emergenze varie.L’Italia conta 620mila episodi franosi. Un danno economico da decine di miliardi di euro. Il nuovo governo intanto ha abolito le strutture di missione.Con il passaggio di consegne tra Gentiloni e Conte, l’approccio è cambiato. Il decreto legge 86/2018 sul riordino ministeri approvato a metà luglio ha infatti  chiuso e strutture di missione della presidenza del Consiglio contro il dissesto idrogeologico e sulle infrastrutture idriche.

Ci vogliono finanziamenti, anche Europei, destinati a risanare il nostro territorio. Investimenti sul presente e sul futuro. E non si dica, ancora una volta, come comodo alibi, che i soldi sono pochi, che non bastano, che l’Europa non deroga! E poi occorre superare, per gli interventi, intoppi burocratici ed assurde posizioni del “NO”, anche con motivazioni ascientifiche.

In Italia la malattia del NO è dilagata in maniera impressionante con un comitatismo che da nord a sud isole comprese ha contribuito a seppellire le speranze verdi della priorità ambientale e climatica. Dagli iniziali e sacrosanti No nuke, No carbone, No cementificazione, No Ogm e No smog, si sono moltiplicati i No assoluti contro qualsiasi infrastrastruttura o impiantistica anche quando c’erano tutte le condizioni di urgenza e sostenibilità, di legalità e trasparenza, e quando servivano proprio a ridurre quelle emergenze ambientali in nome delle quali si opponevano.

Oggi paghiamo le conseguenze con i ritardi in settori industrialmente ancora primitivi in una larga area del Paese come lo smaltimento in sicurezza dei rifiuti o la mobilità urbana. Il No a tutto, a qualsiasi tecnologia, dai termovalorizzatori agli impianti geotermici, eolici o a biogas, a linee ferroviarie per merci e passeggeri, a tubi del gas vede, come in nessun altro Paese, ha prodotto un affollamento di No Tap, No Triv e No Ombrina contro estrazioni petrolifere, No Tav, No Euro, No Europa, No diga, No tunnel, No Mose, No autostrada.

I Governi Renzi e Gentiloni, grazie alla struttura di missione #Italiasicura della Presidenza del Consiglio, erano riusciti a recuperare un bel pacchetto di miliardi già stanziati da decenni, a sbloccare cantieri impantanati(Genova in testa), ad accelerare le procedure. Lo hanno riconosciuto molte Regioni, soprattutto quelle più a rischio. Vogliamo ripartire da qui? Riprendere la struttura di missione?

Solo da noi l’ambiente è il grande assente dal dibattito politico ed economico proprio quando vanno presi maledettamente sul serio i segnali del degrado e i fenomeni climatici e naturali più devastanti.Si affrontano solo le emergenze post tragedie. Il che si riduce, quasi sempre, a dichiarazioni cariche di emozione («non vi lasceremo soli»), sette giorni di bombardamento mediatico seguito da un graduale e assoluto silenzio.

 

 

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