L’ODIO MALATO DEL PAESE: DALLI ALL’UNTORE! VINCE CHI URLA DI PIU’, CHI CALUNNIA DI PIU’. CHI ANIMA LE RISSE DIGITALI?

Ogni giorno politici, politicanti e tifoserie sono pronti ad acchiappare il primo luogo comune per spaventare il pollaio, la cronaca nera produce ossessioni e sudditanza, violenza ed “occhi di ghiaccio”.Due Italie contrapposte, a volte senza amore,e con l’odio verso coloro che praticano la solidarietà. Purtroppo c’è sempre una claque che istiga e c’è sempre un’Italia, una maggioranza, così dicono i ben informati, pronta al coro del “dalli all’untore”, con la complicità oscena di tv, giornali e social. Ho sempre pensato che chi ama appartenere ad un gregge debba avere qualcosa della pecora. Accanto alla morsa della bucrocrazia c’è il soffocante populismo politico e penale. Lo so è semplice e sciocco pensare che la soluzione dei problemi di noi italiani sia allontanare dai porti i migranti che chiedono aiuto, libertà e vita. Cari giovani il tanto astio minaccia di rivelarsi un serio pericolo per il vostro futuro.

Se nell’ultima settimana non avete litigato con un amico social,o non avete avuto la tentazione di riempirlo di maleparole siete da ricovero o non siete italiani.Se non avete contrastato o diffamato il vostro avversario politico non siete “vivi”. Siamo così abituati a vedere nemici ovunque che stiamo perdendo un’occasione preziosa. Si dice che la maggior parte del consenso politico si crei creando disinformazione sui nemici, aggredendo gli altri, contrastando gli avversari, litigando in tv e sui social. Vince chi urla di più, così dicono, complici gli errori della nostra mente, siamo abituati a leggere in maniera distorta le informazioni, tendiamo a chiuderci nelle nostre certezze, nel nostro IO. Arriviamo perfino a negare l’evidenza o quello che abbiamo detto o sentito giorni o mesi prima. Come se la rabbia che riversiamo migliorasse davvero le nostre vite e il nostro benessere personale e familiare.

Insomma il percepito vale più del reale. Siamo stupefacenti!

Ma qualche colpa ce l’abbiamo pure noi giornalisti se è vero che sono in aumento esponenziale, come ha dichiarato il questore di Milano:”le richieste di porto d’armi nonostante i crimini siano in diminuzione, in particolare quelli che riguardano i privati.” La cronaca nera, o anche la fiaccolata per chiedere giustizia, un funerale in diretta,la rabbia organizzata contro arresti o presunti colpevoli da giustiziare o arrestare.

Un modo per fare gruppo sui social è indignarsi insieme per qualcosa, ancor meglio contro qualcuno. Se poi a dirigere l’orchestra sono i politici, a che aservono ragionamenti e contenuti di qualità?

Io penso che ci sia, invece, una maggioranza silenziosa, una città invisibile,che non commenta, non metto mi piace, non dice parolacce o aggredisce, ma legge, pensa, esiste. A loro non servono le nostre liti o le nostre invettive. per aiutarli dobbiamo abbandonare gli slogan. lo so che è difficile. L’apporto delle persone di buona volontà è necessario ed originale, porta ad avere meno enfasi sui diritti e più sulla giustizia, a valorizzare la “res pubblica”, a non trascurare l’ambito normativo delle buone leggi,a ripartire dai bisogni reali delle persone,a dialogare anche con chi non la pensa come te ma può fare un buon cammino di strada con te.

Lo so, lo  dico da cattolico, bisogna vere una fede dirompente,una carità sconfinata,un accento sul futuro ed una risposta profetica e coraggiosa alla domanda:dov’è tuo fratello?

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