MINORI A RISCHIO, ADOLESCENTI A META’:PROPONGO LA PERDITA DELLA RESPONSABILITA’ GENITORIALE E IL PREDOMINIO DI BRANCO GIOVANILE, CONFIGURATO COME AGGRAVANTE.

Sul fenomeno sociale delle cosidette “baby gang”,voglio dirvi alcune cose, sicuramente provvisorie e parziali, che ho capito a partire dalla mia esperienza, sia come operatore del privato sociale, presidente dell’associazione La mansarda che dal 1989 si  è occupata di minori e comunità per minori, che come garante campano dei detenuti. Adolescenti a metà, con un blackout cognitivo, una totale assenza di ispirazioni valoriali, incapaci di riconoscere la risonanza emotiva dei loro gesti, quasi sempre con povertà familiari, educative, affettive e relazionali.
Voglio parlarvi della perdita della responsabilità genitoriale e del predominio di branco giovanile, configurato come aggravante.
Un genitore può perdere la potestà (più correttamente responsabilità genitoriale) quando viola o trascura i doveri ad essa inerenti o abusa dei relativi poteri con grave pregiudizio per i figli.Il giudice può pronunciare la decadenza dalla responsabilità genitoriale quando la madre o il padre:– abbandona o trascura il figlio;– non adempie gli obblighi di  mantenimento, istruzione ed educazione dei figli.La decadenza dalla potestà non ha carattere sanzionatorio, almeno in ambito civilistico, ma finalità preventiva volta ad evitare che condotte sbagliate dei genitori ricadano sui figli, provocando danni non solo patrimoniali ma anche e soprattutto psicologici, morali e sociali sull’intera comunità.
E poi il predominio di branco giovanile, configurato come aggravante. Ecco una volta individuato i colpevoli se hanno commesso reati in gruppo, metterci l’aggravante. Il reato di rissa come aggravato dai futili motivi. L’azione di gruppo potenzia quella della violenza individuale, cancella la coscienza morale di ciascuno.
Il “Branco” pesta un tredicenne e posta il video sui social, riconosciuti e denunciati tutti i bulli. La loro smania di mostrare la loro “impresa” aiuta gli investigatori che li individuano tutti e subito. Mi hai ripreso?”. E’ quanto chiede all’amico che sta girando il video uno dei componenti del branco subito dopo aver rifilato un ceffone a un coetaneo, vittima della follia del gruppo. Quasi una decina i ragazzini che, a turno, gli rifilano schiaffi, calci, pugni in un giardinetto pubblico nella zona dei Colli Aminei a Napoli.
La risposta che spesso la politica dà è cruda: sicurezza in carcere (dicono), senza prendere in considerazione che vi è bisogno di organizzare risposte, di prevenire. Abbassiamo l’età punibile,gridano altri.
A mio parere una società che giudica un minore e dopo averlo giudicato lo mette in carcere è una società malata che sta giudicando se stessa e la propria malattia.
Bisognerebbe, secondo il mio punto di vista, innanzitutto selezionarli questi minori, non farne di tutta un’erba un fascio come accade oggigiorno: ci sono quelli che evadono l’obbligo scolastico, quelli che vivono conflitti in famiglia, che vivono nel sottosviluppo economico e sociale, vittime di vuoti culturali, di diritti negati, di politiche deboli.
Ci sono, poi, i bulli che si sentono importanti e vogliono farsi notare dalla loro “comunità”; ragazzini che commettono violenze solo per affermare se stessi e marcare la propria presenza sul territorio. E poi quelli che dalla devianza passano alla criminalità

Può solo il carcere essere la risposta che mette tranquillità e sicurezza rispetto alla devianza ed alla microcriminalità? Si pensa davvero che abbassare l’età imputabile sia la soluzione?

Secondo il mio parere bisognerebbe, invece, sottrarre il minore ad un contesto familiare che lo spinge verso l’illegalità e farlo prima del reato. Dietro ogni minore che arriva a delinquere non c’è stato un adulto responsabile. Sono adolescenti a metà con genitori a metà! In alcuni casi occorre per un tempo limitato sospendere la patria potestà, affidarli ad altre famiglie, un affidamento temporaneo e in alcuni casi fuori dal contesto di provenienza. E poi mettere l’aggravante da branco quando si commettono reati e si viene giudicati. Presi singolarmente non hanno coraggio, nè carattere.

A questi ragazzi più attori sociali possono aiutarli a percepirsi come persone in grado di mettersi in gioco, ritrovarsi, senza passare ad un livello criminale superiore. Scuole aperte di pomeriggio, parrocchie accoglienti, educazione civica, strutture sportive aiutano e possono e devono essere la soluzione. Ripartire dalle povertà economiche, educative,affettive, culturali. Essere agenti di prossimità per famiglie che non sanno della doppia vita del figlio o sono  piene di contraddizioni e  li assecondano i propri figli. O hanno atteggiamenti disumanizzati di chi condivide le gesta, a volte li incita ad essere “uomini con gli attributi!” Paura di perderli i figli o dettati da un godimento passivo.

Ripartire dalle periferie. Investire sulla scuola, sulla formazione professionale, sul lavoro, sulla dignità del lavoro per ogni singola persona.

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