NASCITE IN CALO E PIU’ EMIGRATI. IL SUD, STA MORENDO, CONTINUA A SVUOTARSI. LA POLITICA SI MUOVA SUBITO,SENZA RETORICA.

“Il Sud non è più un’area giovane né tanto meno il serbatoio di nascite del resto del Paese e va assumendo tutte le caratteristiche demografiche negative di un’area sviluppata senza peraltro esserlo mai stata”. Comincia così l’ultimo rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno , documento dove sono proprio i dati demografici ad essere allarmanti.

Mai così poche nascite.Il Sud continua a svuotarsi. Siamo 60 milioni e mezzo ma continuiamo a perdere popolazione. Nemmeno l’apporto degli stranieri è in grado di ribaltare una realtà sempre più preoccupante. E’ una lunga serie di segni meno l’ultimo rapporto dell’ISTAT sugli indicatori demografici nazionali 2016, diffuso dall’ufficio di statistica. Meno residenti (60 milioni e 579mila,di cui 5 milioni di stranieri,con una diminuizione di 86mila unità rispetto al 2015. Meno nascite (474mila rispetto ai 486mila bebè del 2015,per trovare una consistenza numerica inferiore bisogna tornare indietro di ottant’anni,al 1936.
In aumento anche la migrazione interna, che nel 2016 ha superato il milione e 300mila unità. La maggior parte dei flussi è destinata al Nord. Lombardia,Piemonte e Veneto raccolgono il 41% delle nuove iscrizioni all’anagrafe. ” Al di là della considerazione che nelle regioni del Mezzogiorno il saldo migratorio risulta ovunque negativo-spiega l’Istat-va posto in evidenza il caso di cinque importanti regioni (Campania,Puglia,Basilicata,Calabria e Sicilia), dove la perdita netta di residenti per migrazioni interregionali è maggiore del contributo delle migrazioni all’estero.”
E poi si diventa madri sempre più tardi. L’età media al parto sale al 31,7 anni e il tasso di fecondità è di 1,27 figli per le italiane e 1,95 per le straniere.

Numeri quelli dell’Istat tali da imporre un cambio immediato dell’agenda politica. Al netto del fatto che la crisi economica ha finito per peggiorare ulteriormente le cose, è evidente che adesso servirebbe un impegno epocale da parte delle istituzioni ai vari livelli. L’inverno demografico dovrebbe essere il primo punto da affrontare per chiunque voglia determinare il futuro del nostro Paese. Fare un figlio è l’unica scelta di vita irreversibile per una coppia. Dobbiamo costruire intorno alle nuove generazioni un contesto che le incoraggi a immaginare qui, il loro futuro, per costruirci un lavoro e una famiglia. occorre passare dalla retorica delle promesse ai fatti concreti. Subito.

 

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