NEL PD BASTA CON L’EGOALTRUISMO E I NOTABILI. LA SCOMMESSA DI ZINGARETTI. ELABORAZIONE CULTURALE, ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE,NUOVA CLASSE DIRIGENTE.

Un partito nuovo, con nuova struttura e nuovo statuto, per arginare la ‘salvinizzazione‘ del Paese. Nicola Zingaretti nel presentare il nuovo simbolo per le Europee lancia un appello all’unità, quasi un grido d’aiuto al popolo dem e non solo. Apre metaforicamente la porta all’associazionismo, al volontariato, ai movimenti che hanno animato strade e piazze italiane negli ultimi mesi, contro il razzismo, contro il surriscaldamento globale e contro le politiche del governo sulla famiglia, sulle donne. Apre ai fuoriusciti di Speranza e Bersani.  Riuscirà a mettere insieme un popolo che si desta per l’Europa? Ora comincia una partita vera, un’impresa tutt’altro che scontata. Ci vogliono liste di qualità. E sul piano locale? Nelle Regioni dove si è perso e dove si andrà al voto?

Il PD è in uno stato comatoso, è afono, nelle mani di notabili, sul piano locale. Per non correre il rischio di discutere e confrontarsi, anche dividendosi, si imbavaglia, si fa commissariare. Per ripartire  ha bisogno di orgoglio e umiltà in pari misura. Deve partire dalle città, dai territori, dai problemi reali delle persone. I suoi rappresentanti dicono di pensare agli altri, pensano invece solo a se stessi, vivono un egoaltruismo, per dirla alla Isaia Sales. Pensare  agli altri, servire gli altri, lavare i “piedi” agli altri, coniugando umiltà ed orgoglio. Nella sinistra e nella vecchia DC si viveva di altruismo, di bene comune, di servizio. Erano partiti di azione di massa. Insieme alla giustizia sociale occorre distribuire quote democratiche di partecipazione, di ascolto reale, di decisioni  collettive. In molti, nel PD, hanno scambiato la politica per una impresa di ventura, pensano che sia un mezzo di trasporto per il potere, per fare soldi, per avere posizioni. Una volta si partiva dai quartieri, dai comuni, dalle Regioni e poi si pensava a Roma per continuare ad occuparsi delle vite delle persone. Il PD ha scelto di diventare solo Governo, sistema. Anche i fuoriusciti sono su questa lunghezza d’ordine. Approvando l’ultima  legge elettorale non hanno capito il linguaggio dei cittadini che non erano in preda ad una immaturità di massa. Il voto al SUD per i Cinquestelle è stato un voto di rivolta morale. E poi al Sud esistono povertà e mancanza di opportunità.

Un partito che voglia costruire il futuro delle persone dedica tempo ad elaborazioni culturali, crea un’organizzazione territoriale, fa crescere una nuova classe dirigente. Lo sconquasso della sinistra, ripeto, non è cominciato con Renzi, però lui ha alimentato l’equivoco sulla funzione centrista del partito e ha dato forza e fiato a rappresentanti modesti, deboli ed inesperti.

E’ giusta questa strategia di rintanati con le persiane abbassate, non rispondere a nessuno, nemmeno al citofono? E’ giusto non fare sconti morali e politici al Mov5stelle, anche se non prendono le distanze da Salvini, creando così imbarazzo ai propri elettori di sinistra?

Stare all’opposizione non vuol dire stare zitti, non significa uscire da ogni discussione sul futuro del Paese o aspettare solo che Salvini e Di Maio si dividono.

Per rimettere insieme i cocci del partito devastato interiormente ci vorrà tempo, ma continuare a vivere di superbie ed errori, ad essere ossessionati dalla ragionevolezza, non porta a nessuna rivoluzione personale e collettiva e soprattutto non fa crescere il Paese.Contro l’inverno dei rancori e dei sovranismi ci vuole una nuova generazione che prende in mano la bandiera dell’Europa. Per vincere le arroganze esibite, le chiusure,per parlare di giustizia sociale, ambiente, accoglienza,lavoro, ci vuole un partito dell’ascolto e della condivisione, un PD aperto, in grado di gestire le crisi e le emergenze sul territorio. Io dico anche solido e femminile.

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