PD E MOV5STELLE ABOLITE I DECRETI SICUREZZA DI SALVINI CHE HANNO EFFETTI CRIMINOGENI. TRASFERITE A ROMA E SUI LIVELLI LOCALI LA LEZIONE DEL VOTO IN EMILIA E IN CALABRIA.

I dirigenti del PD gongolano dopo la vittoria in Emilia Romagna, il contributo poltico e civile del movimento delle Sardine è sotto gli occhi di tutti, c’è un clima unitario e di recupero nel fronte di sinistra e progressita, adesso occorre rispondere alle vere esigenze del Paese e vivere un pò di corenza. Il PD e il Mov 5stelle devono trasferire a Roma la lezione del voto. Servono dirigenti nuovi, reti di ascolto e condivisione sui territori e un pò di coraggio sui temi del lavoro, dell’accoglienza e dei diritti civili. Il Governo deve fare sul serio su tre questioni essenziali:Il Sud, la Sicurezza del lavoro, L’Ambiente e la Dignità. E subito abolire i decreti sicurezza di Salvini. La strategia dell’immobilismo rischia di portare alla crisi della maggioranza di Governo. Occorre affrontare di petto, senza slogan, i temi della giustizia sociale e dell’abolizione dei decreti Salvini.

L’abolizione totale dei decreti immigrazione e sicurezza comporterebbe il venir meno del decreto legge 4 ottobre 2018, n. 113 Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 231 del 04.10.2018 ed entrata in vigore .Con il nuovo governo Pd-M5s-Leu al momento nulla è cambiato, nonostante la propaganda del Pd  e dei Grillini che ne rivendicavano una timida rivisitazione, utilizzando i rilievi del capo dello Stato. Anzi, in più occasioni, proprio dal nuovo governo, questi Decreti sono stati utilizzati sia per punire e reprimere le lotte dei lavoratori (ad es. i pastori sardi, lavoratori logistica), sia per continuare ad opprimere e sfruttare gli immigrati presenti in Italia, sia per bloccare l’arrivo e l’attracco di navi con a bordo immigrati in fuga da guerre, disperazione e povertà (continuano a morire a centinaia nelle acque del Mediterraneo). A distanza di circa un anno dall’approvazione del primo decreto, però, si possono analizzare i risultati che hanno ottenuto queste leggi. Con qualsiasi criterio li si giudichi, i due decreti non hanno ottenuto i risultati promessi da Salvini – a prescindere dal fatto che i suoi contenuti siano condivisibili o meno – e anzi, hanno peggiorato le condizioni del sistema di gestione e accoglienza dei migranti: non hanno portato alla diminuzione degli sbarchi né dei morti in mare, non hanno portato alla riduzione del numero di irregolari né del numero dei rimpatri.

Come si esce dall’impasse, dunque? Una mano può arrivare dai limiti oggettivi delle norme che portano la firma di Salvini e del “vecchio” Conte. Per dirla in modo tranchant: i decreti sicurezza non funzionano, sono un fallimento su tutta la linea (come evidenziato anche da Repubblica, HuffPost, Il Foglio e Il Post). Le norme, ancorché in vigore da un tempo relativamente breve, hanno prodotto un vero e proprio disastro, distruggendo i presidi più funzionali alla buona accoglienza (il sistema Sprar, le occupazioni a più alto livello di specializzazione, le tutele verso soggetti vulnerabili), creando decine di migliaia di nuovi irregolari e cancellando migliaia di posti di lavoro.

Un altro passaggio interessante dell’impianto dei decreti sicurezza è quello riguardante le manifestazioni, con la modifica di alcune norme del codice penale.  Il secondo decreto Salvini prevede “una circostanza aggravante per diversi reati, ossia interruzione di un ufficio o servizio pubblico o servizio di pubblica necessità (art. 340 c.p., con il massimo della pena raddoppiato), devastazione e saccheggio (art. 419 c.p.), danneggiamento (635 c.p.), oltre a un’aggravante generale aggiunta all’art. 339 c.p., che si riferisce ai reati di violenza e minaccia o di resistenza a pubblico ufficiale: in questo modo, si ha un aumento della pena semplicemente per il fatto che il reato viene commesso durante una manifestazione in luogo pubblico o aperto al pubblico”. Una scelta incomprensibile, profondamente iniqua, che di fatto si configura come una vera e propria minaccia al dissenso e al diritto di manifestare. E i fatti degli ultimi mesi sono lì a testimoniarlo.

Il riferimento è ai cosiddetti «decreti sicurezza» varati dal precedente governo quando ministro dell’Interno era Matteo Salvini, al quale il pg della Cassazione Giovanni Salvi dedica alcune considerazioni solo sul piano tecnico. «Le scelte sulle politiche migratorie e di ingresso nel territorio dello Stato competono al legislatore e al governo», precisa infatti Salvi, che subito dopo però precisa: «Purché nel quadro di compatibilità con le norme costituzionali e pattizie, prima fra tutte l’obbligo che il nostro Paese ha assunto per la protezione internazionale di coloro che ne hanno potenzialmente diritto». È un richiamo analogo a quello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella quando firmò i provvedimenti, e che il nuovo governo ha ripetutamente annunciato di voler rispettare modificando alcune parte dei decreti Salvini. Finora però non s’è vista alcuna riforma, e ora le parole dell’alto magistrato rendono più urgenti le indicazioni giunte del Quirinale.

 

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