PD:RIVOLUZIONE O ESTINZIONE? DAI NOTABILI AD UNA NUOVA CLASSE DIRIGENTE. SERVE UN SEGNALE DI VITA.

La copertina in edicola del settimanale L’Espresso: “Cancellate il Pd. Doveva essere la soluzione, è diventato il problema”, è l’effetto di un doppio sconquasso, uno più recente ed un altro di più lungo periodo. Il PD è in uno stato comatoso, è afono, nelle mani di notabili. Per non correre il rischio di discutere e confrontarsi, anche dividendosi, si imbavaglia, vuole essere maggioranza silenziosa, opposizione dura e pura. Per ripartire  ha bisogno di orgoglio e umiltà in pari misura. Deve partire dalle città, dai territori, dai problemi reali delle persone. I suoi rappresentanti dicono di pensare agli altri, pensano invece solo a se stessi, vivono un egoaltruismo, per dirla alla Isaia Sales. Pensare  agli altri, servire gli altri, lavare i “piedi” agli altri, coniugando umiltà ed orgoglio. Nella sinistra e nella vecchia DC si viveva di altruismo, di bene comune, di servizio. Erano partiti di azione di massa. Insieme alla giustizia sociale occorre distribuire quote democratiche di partecipazione, di ascolto reale, di decisioni  collettive. In molti, nel PD, hanno scambiato la politica per una impresa di ventura, pensano che sia un mezzo di trasporto per il potere, per fare soldi, per avere posizioni. Una volta si partiva dai quartieri, dai comuni, dalle Regioni e poi si pensava a Roma per continuare ad occuparsi delle vite delle persone. Il PD ha scelto di diventare solo Governo, sistema. Anche i fuoriusciti sono su questa lunghezza d’ordine. Approvando questa legge elettorale non hanno capito il linguaggio dei cittadini che non erano in preda ad una immaturità di massa. Il voto al SUD per i Cinquestelle è stato un voto di rivolta morale. E poi al Sud esistono povertà e mancanza di opportunità.

Un partito che voglia costruire il futuro delle persone dedica tempo ad elaborazioni culturali, crea un’organizzazione territoriale, fa crescere una nuova classe dirigente. Lo sconquasso della sinistra, ripeto, non è cominciato con Renzi, però lui ha alimentato l’equivoco sulla funzione centrista del partito e ha dato forza e fiato a rappresentanti modesti, deboli ed inesperti.

E’ giusta questa strategia di rintanati con le persiane abbassate, non rispondere a nessuno, nemmeno al citofono?

Stare all’opposizione non vuol dire stare zitti, non significa uscire da ogni discussione sul futuro del Paese.

Se torna serenamente un po’ di unità e non i veleni l’avvicinamento tra Dem e Cinquestelle non è una chimera. Il PD non può, per colpa di Renzi, restare chiuso in un grande congelatore e poi mettere in campo le furbizie della prima Repubblica. Un umile orgoglio per mettere in campo idee e tempi di responsabilità. Per rimettere insieme i cocci del partito devastato interiormente ci vorrà tempo, ma continuare a vivere di superbie ed errori, ad essere ossessionati dalla ragionevolezza, non porta a nessuna rivoluzione personale e collettiva e soprattutto non fa crescere il Paese.

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