PROCLAMATI SANTI PAOLO VI PROFETA DI UNA CHIESA ESTROVERSA E MONS.ROMERO CHE NON EBBE PAURA.

Paolo VI e Romero canonizzati insieme. Una felice coincidenza che rivela  la volontà di temperare il radicalismo del vescovo di san Salvador con il moderatismo di papa Montini.

La decisione di canonizzare insieme e a Roma Papa Montini e l’arcivescovo di San Salvador ucciso dagli “squadroni della morte” il 24 marzo 1980 non era scontata. Eppure è arrivata, segno della volontà di Francesco di portare all’attenzione di tutti due interpreti fedeli e autentici del Concilio Vaticano II. Due figure, fra l’altro, che proprio a motivo della fedeltà al Concilio hanno subìto critiche e calunnie. Fu Paolo VI a scegliere Romero come vescovo e a trasferirlo a san Salvador. Mentre l’idea di un Paolo VI che normalizza il Concilio Vaticano II mi sembra una leggenda inconsistente.

Papa Francesco ha parlato più volte di Paolo VI. Il 19 ottobre del 2014, in particolare, disse della sua gratitudine nei confronti “di questo grande Papa”. Parlò di Montini come di un “coraggioso cristiano”, un “instancabile apostolo” a cui tutta la Chiesa deve dire grazie. Fu il “timoniere del Concilio”, che portò la Chiesa incontro alla modernità,  un’azione necessaria ancora oggi.

Il 23 maggio del 2015, invece, in occasione di un pellegrinaggio di alcuni fedeli da El Salvador a Roma in segno di ringraziamento per la beatificazione dello stesso Romero, Francesco raccontò del martirio dell’arcivescovo salvadoregno, spiegando che questo “non fu solo nel momento della sua morte”, ma anzi “iniziò prima, con le sofferenze per le persecuzioni precedenti e continuò anche posteriormente, perché non bastava che fosse morto: fu diffamato, calunniato, infangato”. E ancora: “Il suo martirio continuò anche per mano dei suoi fratelli nel sacerdozio e nell’episcopato”.

Dunque, Papa Paolo VI e monsignor Oscar Arnulfo Romero vengono canonizzati insieme. Con loro altri cinque nuovi santi: don Francesco Spinelli, Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù, don Vincenzo Romano, suor Maria Caterina Kasper e Nunzio Sulprizio. Questi ultimi tre furono beatificati proprio da Paolo VI.

Diciamo la verità: ci sono stati trent’anni di resistenze e calunnie nei confronti di Romero, prima da vivo e poi da morto, dopo esssere stato ucciso. Un certo episcopato locale e alcuni cardinali hanno cercato di cancellare e ignorare  le tracce di sangue del suo martirio, ma hanno miseramente fallito. Il “sovversivo” che si è fatto popolo è diventato un testimone, “un santino.” Un vescovo vissuto non per emergere, ma per convergere e dare forza, voce e potere ai senza potere.

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