RAPPORTO GIOVANI: POVERTA’ EDUCATIVA, SOTTOCCUPAZIONE E RASSEGNAZIONE DEGLI UNDER 35. MA ANCHE LEGALITA’ E SENSO CIVICO.

Dai dati del nuovo “Rapporto Giovani” dell’Istituto Toniolo esce fuori il ritratto di una generazione incerta sulle fonti delle norme, una sfiducia nei confronti delle Istituzioni e un crescente investimento nei confronti di quell’area della “socialità ristretta” costituita da rapporti familiari e dalle reti amicali e sociali. In povertà educativa quasi un milione di giovani.Tra legalità e senso civico i giovani sono in cerca di risposte.Nel nostro Paese i giovani hanno uno strano destino. A volte occupano il centro dell’attenzione pubblica, più spesso restano una categoria astratta e poco rilevante per la società “adulta”. In ogni caso, la condizione dei giovani italiani merita ben altra considerazione e conoscenza.

Anche quest’anno puntuale è uscito il Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo, nelle librerie in questi giorni per le edizioni “Il Mulino”. Un prezioso identikit degli under 35 italiani tra luci ed ombre. Un vero proprio percorso nell’universo giovanile a partire dalla dimensione educativa, dal lavoro e l’autonomia dalla famiglia, il civismo e la cultura della legalità, il consumo di alcolici e i comportamenti a rischio, il valore dell’amicizia e un focus speciale sui giovani al Sud. «La chiave di lettura di questa edizione del Rapporto Giovani – spiega il sociologo Alessandro Rosina, coordinatore scientifico del Rapporto Giovani – è quella del presente, che può essere considerato come tempo di attesa inoperosa che qualcosa accada nella propria vita, come tempo di piacere, svago e interazione con gli altri, come tempo di scelte che impegnano positivamente verso il futuro personale e collettivo. Sono soprattutto tali scelte a risultare deboli oggi nei percorsi di vita di troppi giovani italiani».

I dati di ricerca confermano la centralità della famiglia sia come valore in sè e soggetto di diritto, sia come luogo privilegiato di formazione del senso civico.Si antepongono sempre più, in molti casi, i valori della sfera individuale a quelli della “polis” percepiti come accessori. In senso astratto esprimono una convinta adesione  ai valori propri della democrazia e dello stato di diritto. Un terzo del campione esprime una visione critica delle leggi, le considera uno strumento di oppressione della libertà individuale e di tutela delle elite e non riconosce alle leggi una autorità superiore a quella della propria soggettività. Nonostante 1 giovane su 3 provi un senso di impotenza di fronte alla perdurante cultura dell’illegalità,la grande maggioranza(9 su 10) non perde completamente la speranza e pensa che si debba fare di più per cambiare le cose.

Nel rapporto vengono evidenziate soprattutto la povertà educativa, la sottoccupazione e la rassegnazione degli under 35 riguardo al futuro. Rispetto a dieci anni fa, all’inizio della Grande crisi, la situazione è ulteriormente peggiorata, con i Neet (i giovani che non studiano e non lavorano), passati dal 21,3% del 2007 al 29,1% attuale.I giovani non impiegati né nello studio né nel lavoro (Neet) in Italia sono 3,3 milioni e hanno un costo annuale di 32 miliardi. Per numero assoluto, è la platea più vasta tra i Paesi della Ue. Il gruppo più fragile, all’interno di questa schiera di ragazzi, è rappresentato da 580mila persone fra 18 e 24 anni che non hanno né un diploma, né una qualifica professionale. Nel linguaggio delle statistiche europee si chiamano early school leavers (Esl): in pratica sono coloro che sono usciti dal circuito scolastico senza avere acquisito una qualifica o un diploma. Sette su dieci hanno una carriera scolastica in linea con quella del padre e della madre.Investire nella formazione e nell’inclusione sociale e lavorativa dei giovani in povertà educativa significa aumentare la crescita economica del Paese, ridurre le disuguaglianze ed evitare che questa generazione di ventenni si trasformi in un costo sociale permanente.

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