RICORDARE EDUARDO DE FILIPPO SIGNIFICA ANCHE LIBERARE I MINORI ED EDUCARE GLI ADULTI. DALLA DISPERSIONE SCOLASTICA ALLA PARANZA DEI BAMBINI.

Il 31 ottobre del 1984 moriva il grande Eduardo De Filippo. Luca,suo figlio, attore di razza, all’Università di Napoli che lo ricordava in un convegno ci ha evidenziato che suo padre “piace tanto ai ragazzi perchè ha sempre detto le cose come stanno”. Noi siamo contenti che il maestro Eduardo ci torni all’università , studiato. Il figlio Luca ci tiene a ricordare, sempre, anche l’impegno civile che caratterizza gli ultimi anni del padre a favore dei ragazzi a rischio. In quegli anni ho potuto testimoniare con mano come il maestro abbia predicato la realizzazione di “villaggi dei ragazzi” come luoghi di bottega dove imparare un mestiere onestamente, per prevenire la devianza.
E nel 1987 ci fu una legge regionale,alla quale io collaborai con Amato Lamberti, che porta le intuizioni e i gli stimoli del maestro ed istituire a a Napoli(sopra Nisida) e a Benevento la realizzazione di due villaggi dei ragazzi.
E nel 1989 su questa scia fondai con la mia associazione “La Mansarda” le prime comunità di accoglienza per minori a rischio in Campania: il Ponte a Nisida, la Mansarda a Bucciano, nel Sannio, e dentro il tribunale dei minorenni di Napoli. Nisida poi apre un’esperienza bellissima di collaborazione tra dipartimento delle giustizia minorile e comune di Napoli con il progetto “Nisida futuro ragazzi” che sperimentava un’offerta variegata di aggregazione e di formazione professionale, svolgendo un’azione meritoria di prevenzione e recupero degli adolescenti. Muoversi sulle tracce di Eduardo significa anche questo nella nostra città e nella nostra Regione,dove queste problematiche del disagio, che spesso sfocia nella devianza e poi nella microcriminalità , non solo non si sono esaurite ma coinvolgono altri minori che vengono dall’altra sponda del Mediterraneo e dai Paesi dell’Est. E sopra Nisida dal 2015 è chiusa la comunità pubblica “Il Ponte”. Chi si occupa dei nostri bambini a metà che non entrano in carcere?

Anche quei bambini che si sono fatti “paranza” stanno buttando via le loro vite. Questi ragazzi hanno la morte dentro. Sono adolescenti a metà. Non hanno mai conosciuto un mondo diverso, fatto di cultura, valori, cinema, sport, aggregazione sociale. Si sentono superiori ai vecchi capi della camorra. Qualche adulto, in carcere, mi ha detto: “Questi commettono reati senza investire quello che guadagnano”. Vogliono tutto e subito. Qui ed ora. La morte è l’unica pena che conoscono. Se hanno deciso di uccidere, lo fanno. Sparano nel mucchio e spesso non sanno neppure usare una pistola.

Ricordare Eduardo significa liberare i minori ed educare gli adulti. Significa investire nel sociale, nella prevenzione, nei luoghi di aggregazione e di rieducazione. Significa investire nella cultura, nella scuola, nelle scuole di comunità, nelle periferie, promuovere rete tra soggetti diversi, educatori di strada, associazionì che quotidianamente sono agenti di prossimità per i nostri ragazzi. Significa valorizzare il lavoro di tante scuola di periferie, il lavoro di tanti insegnanti che ci credono, che lottano contro la dispersione scolastica.Ci sono minori che aspettano solo di essere salvati, nelle zone rosse di una Napoli che inghiotte, ma che può anche restituire. Sono quelli che vivono in bilico, tra devianza, microcriminalità, spesso “eredità” di una cultura familiare che non dà alternative, e una fragile voglia di rivincita. La politica, interpellando “attori sociali” che portano avanti giornalmente l’esperienza- che spesso diventa lotta- di rieducazione sul campo, coinvolgendo attivamente i minori a rischio che vivono in pezzi di città profondamente complicati e infetti dalle piaghe della delinquenza, può poi concretamente mettere in campo progetti di inclusione e di liberazione..

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