RUOLO E FUNZIONE DEI GARANTI DEI DETENUTI. DA SALVINI E SINDACATI DI POLIZIA PENITENZIARIA SOLO POPULISMO E DISFINFORMAZIONE.

Quello del Garante delle persone private della libertà personale è un ruolo delicato e complesso. Le polemiche sterili della Lega, del suo leader Salvini davanti il carcere di santa Maria Capua Vetere e dei sindacati di polizia penitenziaria, dopo le mie denunce sui presunti abusi, violenze e torture subite da molti detenuti, sono un autogol per loro e vanno contro una cultura costituzionale dell’esecuzione penale. Vogliono abolire il ruolo del garante, chiedono le mie dimissioni, dicono nei loro comunicati che le mie sono denunce inopportune!.Il nostro  è un organismo di Garanzia diffuso in tutti i Paesi europei. Ruolo particolarmente importante in una realtà carceraria come quella campana caratterizzata da un problema di sovraffollamento mai risolto e da numerose carenze che contribuiscono al malessere dei detenuti e degli addetti alla gestione e sorveglianza delle strutture penitenziarie e nell’area penale esterna, che in Campania conta oggi più di 7500 persone. Il Garante ha il compito di rilevare questi problemi e sottolineare le esperienze positive che si registrano in questo ambito e che indicano il percorso da seguire per dar vita a un circolo virtuoso e migliorare una situazione drammatica. Tali esperienze esistono, e il Garante ne è testimone: esse sono rappresentate, ad esempio, dall’impegno delle cooperative del terzo settore che coinvolgono i detenuti in programmi e impegni lavorativi che agevolano prospettive di reinserimento sociale dei medesimi a scarcerazione avvenuta. Penso alla presenza efficace dei volontari e dei cappellani. L’esistenza di questi soggetti è importante perché sopperisce all’assenza di percorsi formativi e re-inclusivi, ma non basta, ed è compito del Garante denunciare questa problematica e proporre alle Istituzioni ai vari livelli interventi concreti. È suo compito porre l’accento sull’insufficienza di programmi didattici e la carenza di figure sociali(educatori, psicologi, psichiatri) e di quello preposto alla mediazione linguistica e culturale per i detenuti stranieri, sulla precarietà dell’assistenza sanitaria, sulle criticità a carico delle detenute collocate in sezioni femminili all’interno di Carceri maschili nelle quali le attività trattamentali sono spesso inesistenti, nel migliore dei casi minime e non mirate a valorizzare le potenzialità delle interessate.Penso poi alla mediazione con la Magistratura di Sorveglianza per le misure alternative al carcere. A ciò si aggiunga l’inadeguato numero di agenti di polizia penitenziaria in un contesto contraddistinto dal già menzionato problema di sovraffollamento delle strutture carcerarie. Aspetto, quest’ultimo, più volte denunciato dal Garante dei detenuti della Regione Campania in comunicati, tavole rotonde, articoli, interviste e nei rapporti annuali redatti dall’Osservatorio Regionale delle Carceri presso l’ufficio del Garante, strumento di sostegno e consulenza previsto dalla legge regionale del 2006 istitutiva del Garante.  La denuncia del Garante ha lo scopo di individuare le criticità del sistema carcerario, che nel nostro caso sono gravi e danno vita a situazioni sempre meno sostenibili, come dimostrano anche le tensioni e i disordini verificatisi a Poggioreale, Salerno, Carinola e a Santa Maria Capua Vetere. Sua intenzione è interessare la politica a una realtà di solito ignorata o data in pasto a insensati approcci giustizialisti,populisti, come quella carceraria. La civiltà di un paese, di una comunità, si misura anche considerando lo stato delle sue carceri, le condizioni di detenzione e la volontà del sistema di agevolare il reinserimento dei detenuti. Questo non va dimenticato. Occorre passare dalla re-clusione alla in-clusione. Dalla concezione che il carcere serva solo al Contenimento, a mettere in campo, sulla scia costituzionale, il valore dell’Accudimento delle persone ristrette.

      Samuele Ciambriello

*Garante campano delle persone private della libertà personale

Articolo pubblicato sul quotidiano La Repubblica Napoli 25-6-2020

 

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