Fondi Ue, certificato il ritardo campano su vecchia e nuova programmazione

È notizia di ieri il via libera arrivato dalla Commissione Europea all’Accordo di partenariato con l’Italia che delinea la strategia nazionale di spesa dei Fondi Ue del ciclo 2014-2020. Si tratta di circa 44 miliardi di finanziamenti che Bruxelles elargirà in favore del nostro Paese, dei quali 32,2 mld arriveranno del Fondo per le Politiche di Coesione; 10,4 miliardi dal Feasr, il Fondo per lo Sviluppo Rurale; 1,1 miliardi per la Cooperazione territoriale europea e, infine, 567,5 milioni per il progetto Garanzia Giovani.

L’ok all’Accordo però è stata ulteriore occasione per evidenziare i ritardi del Sud e in particolare della Campania. La nostra regione, assieme a Calabria e Sicilia, costituisce un vero e proprio caso che genera apprensione a Roma e a Bruxelles. Due le ragioni. Da una parte il mancato utilizzo dei fondi del ciclo 2007-2013 che nonostante i provvedimenti di accelerazione della spesa approvati negli ultimi mesi vede la Campania ancora molto indietro con il rischio paventato dell’impossibilità di rendicontare in tempi utili, cioè dicembre 2015, e dover restituire parte dei fondi. Dall’altra, il mancato invio ai tecnici europei del programma di spesa 2014-2020 i cui progetti dovranno rispondere alle linee guida stringenti della strategia Europa 2020. All’appello in tutta l’Unione mancano solo quelli delle tre citate Regioni italiane e un programma svedese. La mancata consegna del programma operativo comporterà per la Campania anche il taglio del cofinanziamento nazionale per i prossimi sette anni: dal 50 al 25% dell’importo che arriverà dall’Europa, cioè 3,15 miliardi di euro. L’Italia inoltre ha dovuto garantire all’Ue un impegno politico a presentare per ogni Por e Pon un piano di rafforzamento amministrativo (Pra) che dovrà aggirare la scarsa capacità amministrativa del nostro Paese in tema di progettazione europea.

Duro il commento del vice capo delegazione del Partito Democratico al Parlamento Europeo Massimo Paolucci: «Con il via libera della Commissione europea all’accordo di partenariato dell’Italia per la politica di Coesione 2014-2020 viene definitivamente certificato il disastro della Campania targata Caldoro nell’utilizzo dei fondi Ue. Insieme a Calabria e Sicilia (e ad un programma svedese), la giunta guidata da Stefano Caldoro è l’unica, tra gli oltre duecento governi regionali europei, a non aver ancora notificato a Bruxelles il Programma Operativo Regionale (Por) 2014-2020 per sottoporlo al giudizio della Commissione. Purtroppo per noi non è affatto una sorpresa. È soltanto la triste e drammatica conferma di quanto già certificato dalla “Sesta relazione sulla coesione economica sociale e territoriale”, il documento ufficiale di Bruxelles del luglio scorso, che colloca la Campania all’ultimo posto in Europa per qualità di governo e capacità istituzionali».

«Eppure Caldoro, come se nulla fosse, continua ad autocelebrarsi. La realtà dei fatti, contenuta nei documenti ufficiali, è però completamente diversa. Mentre il Por Campania 2007-2013 è completamente fermo – continua – i Grandi Progetti al palo e 4 miliardi di fondi Ue non spesi verranno quasi certamente restituiti a Bruxelles, la giunta di Palazzo Santa Lucia ancora non ha avanzato una proposta di spesa per il ciclo di fondi 2014-2020. Insomma ce n’è abbastanza per dire che Caldoro deve andare a casa per manifesta incapacità», conclude Paolucci.

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