Foreste europee: il caldo è il grande nemico

L’estate del 2003 verrà ricordata a lungo per il caldo estremo a cui sottopose l’intera Europa, e per anni è stata citata come “l’estate dei record”. Record purtroppo infranti quindici anni dopo, nel 2018, in quello che è al momento l’anno più caldo per l’Europa relativamente alle temperature estive, che superarono di 3,3 °C la media del periodo.

Un nuovo studio sulle foreste europee pubblicato sulla rivista Basic and Applied Ecology ha provato per la prima volta a calcolare i danni subiti dalle foreste europee in seguito a quell’estate, scoprendo che la maggior parte di esse continua a soffrire per gli effetti di quell’ondata di calore.

GLI ALBERI CHE MUOIONO DI SETE. Gli alberi, spiega lo studio, perdono molta acqua dalle loro superfici, e la devono rimpiazzare con quella che trovano nel suolo. È possibile capire quando questa condizione si è verificata studiando la fisiologia delle stesse piante: se c’è meno acqua a disposizione, il tessuto vascolare degli alberi si raggrinzisce, fino a portare alla morte delle cellule e quindi dell’albero. I ricercatori dell’università di Basilea hanno riscontrato questa condizione in moltissime piante sopravvissute all’estate del 2018, e che già nel 2019 dimostravano le prime difficoltà: con l’arrivo della primavera, alcune di queste non hanno emesso nuove gemme, altre si sono scoperte più vulnerabili a funghi e parassiti. Nel 2020, molte di queste piante sono morte, soprattutto quelle che non avevano abbastanza acqua da rinnovare la propria chioma.

RESISTENTI AL CALORE? Il dettaglio più inquietante dello studio, che ha rivelato che le aree forestali più colpite in Europa si trovano in Germania, Austria e Svizzera, è che a essere colpite dagli effetti a lungo termine della siccità non sono solo le piante che tradizionalmente “soffrono il caldo”, ma anche quelle che vengono presentate come più resistenti alle alte temperature e alla siccità: faggi, pini, abeti bianchi.

Considerando che le proiezioni attuali dicono che entro il 2085 le precipitazioni in Europa caleranno di un quinto, gli autori dello studio invitano a ripensare all’attuale strategia di riforestazione, a tenere conto di quali piante sia meglio ripiantare e di come queste interagiscano, e soprattutto a promuovere più studi sui danni a lungo termine del riscaldamento globale sulle nostre foreste.

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