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GENNARO MIGLIORE:”LA VERITA’ E’ PIU’ IMPORTANTE DI OGNI MACCHINA DEL FANGO!”

Sbatti il falso in prima pagina.
Stamattina mi sveglio e, alla lettura dei giornali, mi vedo sbattuto in prima pagina del Fatto quotidiano. Il titolo, indegno. a nove colonne mi attribuisce la volontà di “dare Skype ai mafiosi”. Premetto che non ho mai, ovviamente, detto una simile assurdità. La finalità del 41bis è precisamente quella di impedire ogni comunicazione con l’esterno ai più pericolosi criminali, quelli che hanno ricevuto condanne pesanti per mafia e terrorismo. Già ieri, dopo un improbabile comunicato del M5S in cui venivo attaccato pretestuosamente, ho risposto con un comunicato molto netto nel quale ribadibo la posizione mia e del governo, impegnati da sempre e oggi ancora con maggiore vigore nella lotta alla mafia. Eppure il Fatto quotidiano titola in prima pagina contro di me e fa scrivere a Giampiero Calapà un articolo tendenzioso e inqualificabile. Nel testo dell’articolo, per altro, il giornalista riporta la mia smentita ma la descrive come un “tentativo di smentita” e quindi la ignora, anzi ci scrive l’articolo intorno. Mi chiedo quale deontologia professionale abbia un professionista che, quando mi ha raggiunto al telefono, aveva già confezionato il falso scoop e che quindi agiva non per la verità ma per innescare la solita macchina del fango quotidiano.
Ma veniamo ai fatti. Nella mia intervista a seguito della visita del carcere de L’Aquila ho parlato ovviamente del regime del 41bis, ribadendo il fatto che esso sia uno strumento indispensabile dell’esecuzione penale. Ho anche ribadito, e lo rivendico con convinzione, che l’applicazione rigorosa del 41bis deve avvenire in un contesto di rispetto dei diritti costituzionali e dei diritti umani. Ne sono convinto e questa è la posizione emersa anche dagli stati generali dell’esecuzione penale, dalle dichiarazioni delle massime autorità dello stato. Ma è forse proprio questo il “delitto” per il Fatto e per il M5S, che considerano il rispetto dei diritti umani dei “pretesti” quando non addirittura dei “favori ai mafiosi”. Tuttavia, nell’articolo de il Centro (giornale abruzzese che riportava un resoconto della visita) era riportata una mia frase sull’uso di skype che, se ci fosse stata buona fede fa parte del Fatto, sarebbe stata chiarita dalla mia precisazione, ovvero che quella parte del discorso era ovviamente riferita ai detenuti cosiddetti “comuni” (per altro presenti anche nel carcere dell’Aquila), al punto tale che ho fatto gli esempi di carceri dove questa opzione è attiva, come Bollate. Allora, in un mondo reale, dovrebbe essere il Fatto a provare la veridicità di una frase che non ho mai pronunciato (ci sono anche delle registrazioni audio e video che sono conservate dai colleghi giornalisti) e non io a smentire quello che non ho mai detto. Ma siamo nel mondo della calunnia a cuor leggero, della batteria degli insulti tirati a caso. Per altro il vero danno, per ottenere un po’di polemica estiva con l’esecutivo, è disinformare, coinvolgere le associazioni che fanno un lavoro eccellente su argomenti che non esistono.
Per me vale solo il principio per il quale la verità è più importante di ogni macchina del fango. Quando si parla e, come nel caso mio, si agisce per un effettivo contrasto alle mafie bisogna essere concentrati solo su quello e lasciare ai miserabili l’esercizio calunnioso dell’attacco infondato e ingiurioso.

Gennaro Migliore

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