GLI ETERNI LAVORI POST TERREMOTO A POZZUOLI

Lettera di Filippo Lucignano al sindaco di Pozzuoli

 

 

 

Salve gente del mio universo-mondo, oggi rivolgeremo delle richieste specifiche al sindaco e al nuovo assessore alle finanze, Dott. Paolo Ismeno. Appare chiaro che in presenza di un’ opposizione seria, preparata e determinata, noi non saremmo qui, a svolgere un lavoro che dovrebbe effettuare chi è stato votato dai cittadini elettori per svolgere tal compito, ma lo stato dell’arte impone opera di sostituzione, vista la latitanza dei soggetti politici a tanto deputati. La recente storia politica di Pozzuoli infatti, fatta qualche isolata eccezione, ci ha ben dimostrato di che pasta è fatta l’attuale “opposizione democratica” presente nel nostro consiglio comunale. Il selfie scattato nell’ufficio dell’assessore levantino ne è la prova più evidente: “Il patto della chiesetta” fra Maione e Figliolia rappresenta un “ritorno alle origini” di uomini, cosiddetti politici, svezzati e cresciuti nel sottogoverno, del peggiore sistema politico della Campania. Già, la Campania. È da quel 23 novembre del 1980, giorno in cui si verificò il terribile terremoto in Irpinia, che in Campania una imprenditoria “a chilometri zero” si ingrassa con le risorse della collettività, con lavori infiniti, che avrebbero sfiancato anche la fedelissima Penelope. È dal 1981, grazie alle legge n. 219/81, che nel Palazzo Armieri di Via Marina, a Napoli, il Commissariato Straordinario di Governo per la Ricostruzione del post Sisma tiene sotto scacco la nostra regione, con poteri monocratici, che hanno prodotto più danni di quelli causati dal terremoto. La Commissione d’inchiesta presieduta dall’onorevole Oscar Luigi Scalfaro, creata per indagare sull’operato del Commissariato Straordinario per la Ricostruzione, ha scritto: “…50.000 Miliardi di costruito, di questi il 20%, pari a una cifra di 10.000 Miliardi sono finiti in contenzioso con i concessionari. In questi 35 anni la Campania ha subito il più grande saccheggio della storia d’Italia…” E ancora: “…i concessionari aprivano il cantiere, poi fioccavano le perizie di variante, le riserve e quant’altro permetteva loro di far lievitare i costi a dismisura. Oppure, al contrario, era la pubblica amministrazione che non saldava gli stati d’avanzamento lavori. A quel punto, che l’opera fosse o meno realizzata diventava perfino secondario e l’affare, per il privato, diventava la richiesta di risarcimenti a molti zeri, con annessa richiesta di pignoramenti.” (cfr. Corriere del Mezzogiorno, 25 marzo 2015). Signor Sindaco, signor Assessore, chi vi scrive non intende assegnare a voi responsabilità o colpe per la gestione post terremoto. Occorre tuttavia completare le opere capaci di portarci definitivamente fuori dall’emergenza, e segnatamente, realizzare tutte le case destinate ai terremotati e portare a compimento le strutture previste dal Piano Intermodale (vie di fuga; tunnel di Monte Nuovo e di Via Campana). Occorre inoltre mettere la parola fine agli eterni lavori riguardanti il Porto ed il Rione Terra. La città invece è paralizzata e le opere che potrebbero segnare la nostra rinascita sono ferme, occupate ad libitum dai concessionari dei lavori. Per questo occorre che lei, caro sindaco, e lei assessore Ismeno, relazioniate in Consiglio Comunale sulla situazione dei lavori del Commissariato Straordinario di Governo per la Ricostruzione, ed indichiate chiaramente alla città tempi e risorse occorrenti per la loro definitiva conclusione. La storia di queste vicende è più attuale che mai, rappresenta il cuore dei vostri doveri amministrativi e politici, ed è una storia che né una festa in piazza, né una foto di gruppo col nuovo presidente De Luca, possono mettere a tacere.

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