Gomorra, tra fiction e realtà. Il web diviso: è giusto parlarne?

“Sembra Gomorra”. È questa la frase più gettonata sui social network per descrivere delle raccapriccianti immagini di vita quotidiana, di camorra, diffuse dai carabinieri della compagnia di Torre Del Greco appena qualche giorno fa.

Il video, girato con telecamere nascoste in alcuni luoghi simbolo della criminalità organizzata, a Ponticelli, mostra, in effetti, scene che sembrano proprio tratte dalla celebre serie TV nata da un’idea dello scrittore Roberto Saviano. Spari intimidatori, inseguimenti, botte, e chi più ne ha più ne metta, una vera e propria guerriglia cittadina. Con l’aggravante che, nelle scene successive a queste sopracitate di violenza, la vita sembra tornare normale, come se, vivere quotidianamente certi momenti di terrore, fosse un’abitudine.

Ecco però che, su facebook, twitter, o anche alle pagine web dei principali quotidiani, si scatenano i commenti dell’utenza, in particolar modo dei cittadini napoletani.

Già dalla sua messa in onda, Gomorra ha diviso il popolo partenopeo tra chi accettava di buon gusto una così aspra, cruda, amara ricostruzione dei fatti criminosi della città, e chi, al contrario, criticava duramente Saviano e Sky, rei di aver contribuito a gettare fango su una realtà già dilaniata da tanti problemi.

L’attore Tony Servillo, ad esempio, si ordinò a difesa della possibilità di raccontare i fatti, mentre l’idolo calcistico della città, Diego Armando Maradona, aveva profondamente stigmatizzato la scelta della tv privata. “Sono incredulo e disgustato” – dichiarò.

Ma quale dei due schieramenti ha ragione? Possibile che di Mafia, Camorra, criminalità se ne debba parlare solo a mo’ di cornice di fiction incentrate invece su storie d’amore, lavoro quotidiano delle forze dell’ordine – romanzato anch’esso – eccetera? Perché crea tanto scalpore la realtà così nudamente mostrata al popolo televisivo?

È lo stesso autore, Roberto Saviano, a chiarire la sua posizione dalla sua pagina facebook.

“Sia chiaro una volta per tutte: – scrive – non è la realtà a imitare la finzione, ma la finzione a descrivere la realtà. Per Gomorra – La serie non abbiamo fatto altro che studiare atti di inchieste e descrivere con nomi di finzione ciò che è realmente accaduto a Secondigliano durante la faida tra i Di Lauro e gli Scissionisti. Ciò che è realmente accaduto a Gelsomina Verde e a chiunque si sia trovato, per caso o per volontà, a incrociare le strade di chi vive di criminalità organizzata. Non è possibile tacere. Non è possibile far finta che tutto questo non esista. Che tutto questo non accada.
Guardate questo video
(Il link è: http://www.robertosaviano.com/per-chi-vive-dove-si-spara-non-e-giusto-tacere/ ) . È tutta realtà, e non imitazione dell’ultimo film visto al cinema o dell’ultima serie trasmessa in TV. Perché, pensateci, con tutte le serie che descrivono le vite di suore e preti dovremmo vivere in una società di santi ed eroi. E allora mi domando: perché continuate a chiedermi di stare zitto? Di non raccontare? Di descrivere le bellezze di Napoli quando ci sono persone che a Napoli vivono l’inferno in terra? Cosa vi spinge – quando non è connivenza – a girare la faccia dall’altra parte? Credete davvero che nascondere i nostri problemi voglia dire risolverli?”.

Non si tace qui, però, la polemica dello scrittore. In un suo pezzo, recentemente pubblicato su Repubblica, Saviano sostiene che parlarne faccia bene a chi, in quella terribile realtà, è costretto a vivere quotidianamente. La camorra uccide, il silenzio, forse, anche di più. Chiunque guardi attentamente quel video raccapricciante dei Carabinieri, non può non calarsi nei panni di chi, per paura, per mancata tutela, per povertà, è costretto ad osservare e tornare in strada, dopo gli spari, come se sulla fosse accaduto, pregando di rientrare a casa quando è sera.

Per questo motivo anche noi sosteniamo che realtà televisive come Gomorra – La Serie possano solo far bene a Napoli e a qualsiasi altra realtà viva la stessa condizione di abbandono. La consapevolezza è il primo passo verso la reazione.

Però, “se si rimane solo spettatori – come conclude Saviano – hanno fallito sia l’arte del cinema e della fiction sia il video diffuso dai carabinieri di Napoli.”

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