I campi di via Brecce a Gianturco e l’inclusione sociale dei Rom

A distanza di circa un anno, con alcuni componenti del “Comitato campano con i Rom” animato da Alex Zanotelli, sono andato a visitare i due campi abitati da romeni in via Brecce a sant’ Erasmo nell’ex area industriale di Gianturco per acquisire notizie in merito ai gruppi di romeni che il 13 marzo, in seguito ad un raid di gruppi di facinorosi (coperti dal Presidente della Municipalità) erano stati costretti ad abbandonare il sito infelice di via S. Maria del Riposo e si erano riversati – come avviene in simili circostanze – nei due campi di via Brecce già “intasati” si direbbe di baracche e baracchine.

Non abbiamo potuto acquisire più precise informazioni circa destinazioni alternative promesse dall’Assessorato alle Politiche sociali a rappresentanti del campo in seguito ad ordinanza sindacale del Comune di Napoli in data 29 gennaio 2014 che prescriveva che “l’area di proprietà comunale sita in via del Riposo adiacente il cimitero cittadino di Poggioreale dovrà essere liberata da cose e persone al fine di consentire l’adozione di idonee misure igienico-sanitarie mediante la completa pulizia della stessa e la demolizione di ogni precaria struttura ivi abusivamente eretta”.

Gli uomini che abbiamo incontrato sono stati avari di informazioni, anche per assenza in patria dei rappresentanti che avevano potuto visitare un sito alternativo come area di sosta da attrezzare con i servizi essenziali e che per ovvi motivi non era stato comunicato dall’Assessorato al Comitato ed alle Associazioni che sostenevano questi rom.

Si avverte la mancanza di stabili strutture di comunicazione e consultazione tra Assessorato al Welfare ed Associazioni pro rom. Facciamo fiducia nella disponibilità nel più breve tempo di questo sito da attrezzare da parte del Comune partenopeo.

Rimane sostanzialmente l’abbandono da parte dell’Amministrazione napoletana e delle stesse Associazioni di questi due campi abitati ognuno da circa 350 rom, che risultano invisibili dietro bianche muraglie, e su cui non esistono a nostra conoscenza progetti di sistemazione o la fornitura di servizi essenziali (acqua, elettricità, bagni). Infatti, l’acqua in un campo viene raccolta in recipienti di plastica da un allaccio abusivo ed in un altro distribuita da grossi contenitori portati nel campo.

Sfugge in molte descrizioni delle condizioni di vita in questi campi per la sopravvivenza minime forme di organizzazione non sempre gratuite: si vocifera che si paga un pizzo di 20 euro settimanali per abitare a colui che ha scoperto il luogo, e mensilmente per la gestione di generatori di elettricità, e per l’acqua.

Il servizio di accompagnamento scolastico comunale è stato altalenante negli ultimi anni se non assente, ed affidato alla sollecitudine dei genitori. Specialmente il campo sito al n. 169 pulsa di vita per le donne affaccendate nei servizi domestici, i bambini che si rincorrono nello spiazzo di entrata, gli uomini che a gruppi si intrattengono Anche qui entrano le mode di vestire e di acconciarsi da parte delle adolescenti e delle donne più giovani.

Esiste una responsabilità nei confronti delle condizioni di vita di queste popolazioni rom che non si può solo addossare all’Amministrazione comunale, ma altresì alle varie componenti della società civile ed alle comunità cristiane, e non si può ridurre a forme di assistenza o di segretariato sociale anche se si configura un’emergenza umanitaria. Nelle linee guida della città di Napoli “per l’inclusione sociale e per l’esercizio dei diritti umani e di cittadinanza delle comunità Rom presenti nel territorio cittadino” si fa riferimento “alla strategia nazionale di inclusione dei rom, sinti e camminanti del 28/2/2012 emessa in attuazione della comunicazione della commissione europea n. 173/2011 e secondo la quale l’obiettivo di detta strategia è quella di promuovere la parità di trattamento e l’inclusione economica e sociale delle comunità Rom, Sinti e Camminanti nella società ed assicurare un miglioramento duraturo e sostenibile delle loro condizioni di vita. renderne effettiva e permanente la partecipazione al proprio sviluppo sociale, l’esercizio ed il pieno godimento dei diritti di cittadinanza garantiti dalla Costituzione italiana e dalle Convenzioni internazionali” (Delibera Giunta Comunale n. 174, 21 marzo 2013).

A queste linee guida ci auguriamo seguano la realizzazione di buone pratiche di inclusione sociale a partire dalla fornitura di servizi essenziali ai vari campi, per non essere fuori riga con l’Europa dell’inclusione sociale di Rom, Sinti e Camminanti.

P.S.

Nel suo ultimo editoriale domenicale su “La Repubblica” , Eugenio Scalfari facendo riferimento alla distinzione proposta dal filosofo americano Michael Walzer tra diritti dell’uomo e diritti del cittadino chiosa: «Quelli dell’uomo dovrebbero essere estesi e attribuiti a tutti, specie in un epoca di migranti che vagano in cerca di fortuna per sfuggire ad una morte civile e spesso fisica nei loro paesi di origine». (Repubblica, 4 maggio 2014, pp, 1 e 23).

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